Cti FoodTech, la pesca senza nocciolo frutto del genio campano
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Una multinazionale tascabile che è leader in Cina, Spagna, Bulgaria e che tra i clienti ha colossi come Dole e Danone. Partita 25 anni fa, è l’azienda fiore all’occhiello di Salerno

È in Campania il secondo fabbricante al mondo di denocciolatrici; e l’unico, vero concorrente è americano ma non può vantare lo stessomix produttivo. Cti FoodTech, azienda che fa capo a Biagio Crescenzo, è attiva nel campo della denocciolatura automatica della frutta, in particolare di pesche e albicocche ed è una delle più importanti realtà salernitane convocazione all’export.

Esporta soprattutto in Spagna, Argentina, Cile, Usa, Grecia, Cina e Bulgaria.La sua vocazione in termini di innovazione ed export è cominciata esattamente trent’anni fa, proprio quando la Spagna e la Grecia sono entrate in quella che all’epoca si chiamava Comunità economica europea, ricorda Crescenzo. «Fu un momento storico per quei due Paesi. Così decisi di andare a esplorare in primo luogo il mercato spagnolo, che era totalmente privo di moderna tecnologia nel nostro comparto. Facemmo così da apripista sia per la nostra azienda che per un consorzio export che costituimmo, che in più di 25 anni ha promosso il settore food machinerymadein Italy suimercati internazionali. Entrammo nella penisola iberica conmacchine nonsolo campane,ma anche prodotte nei distretti emiliano e veneto. È stato un progetto partito da Salerno, che ha contribuito all’espansione della meccanicaalimentare italiana. Siamo diventati in breve tempo il gruppo di riferimento in Spagna, grazie al fatto che abbiamo esportato tecnologia all’avanguardia».

La tecnologia italiana parte da lontano ed è figlia di quel boom economico che ha reso grande l’Italia negli anni Sessanta. «Mio padre – ricorda l’imprenditore – era un piccolo artigiano e iniziò la sua attività con un tornio nel 1959. Era un’epoca in cui di giorno le persone lavoravano nelle fabbriche agroalimentari e di notte si ingegnavano producendo pezzi di ricambio per le medesime industrie.Contanta creatività e spirito di sacrificio, acquistando macchine utensili con pagamenti rateali, il distretto agroalimentare campano è diventato grande nel mondo, moltiplicandoil profitto,anchegrazie alla presenza di tutti questi artigiani del food machinery, di allora e di oggi. Possiamo affermare, anche dai dati di affluenza dell’ultimo CibusTec, che attualmente il food machinery italianoè leader nel mondo».

CtiFoodTech si è quindi specializzata nella lavorazione di pesche e albicocche, acquisendo la seconda posizione a livello mondiale nella frutta denocciolata. «Con la nostra tecnologia si denocciolano più di seimiliardi di frutti l’anno e le nostre macchine sono destinate per oltre il 90% all’estero. A valle delle nostre macchine, che sono il cuore degli impianti di lavorazione di grandi gruppi, lavorano migliaia di addetti in tutto il mondo.Parliamo dinomi importanti, come Mitsubishi/Princes, Dole Food e, nel futuro, forse Coca Cola. I nostri clienti utilizzano le nostre denocciolatrici per produrremezzepesche allo sciroppo o cubetti che vanno poi in scatola, nelle torte o negli yogurt, ad esempio Danone».

La forza dell’azienda salernitana si basa sul fatto che, a differenza del suo concorrente americano che fa del noleggio la sua arma, il business model della Cti FoodTech è la vendita delle macchine. «Non abbiamo la capacità finanziaria per affittare macchine in tutto il mondo, ma abbiamo un mix produttivo più ampio, perché possiamo contare non solo su uno o due modelli di macchine,masull’interagammadi denocciolatrici», spiegaCrescenzo.
Da qui la grande capacità di innovazione dell’impresa campana, che haall’attivo oltre 30 brevetti internazionali in corso di validità e deposita in media 2-3 brevetti mondiali ogni anno. «Siamouna multinazionale tascabile – sottolinea – con unacapacità di innovare che non ha pari. Siamoleaderin Cina,Spagnae Bulgaria e secondi in Grecia e altri Paesi. In Cina abbiamo introdotto per primi le nostre linee automatiche, che poi i fabbricanti cinesi hanno “mutuato” e reso appetibili perché più competitivi sui costi,manoncerto sui risultati ». Il gruppo fattura 5 milioni di euro e conta decine di addetti in Italia, ai quali si aggiungono quelli del cosiddetto aftermarket, ovvero assistenza tecnica e ricambi, in tutte le aree del mondo. «Siamo un’azienda locale per tradizione e forza,maglobalizzata e competitiva tecnologicamente. Ogni anno produciamo sempre più macchine. Abbiamo un indotto con molti fornitori in Italia. A livello locale lavorano per noi un centinaio di persone. Lavoriamo in un Paese con una politica economica e un’attenzione al nostro compartononall’altezza di altre aree geografiche. Sul fronte della frutta non abbiamo invece un mercato interno. Nel comparto agroalimentare, mentre in Italia resiste la produzione del pomodoro, le produzioni della frutta in conserva vanno verso Paesi terzi come Marocco e Cina, oltre che Spagna e Grecia. Qui da noi i costi orari di manodopera per la produzione sfiorano 19-20 euro, mentre in alcuni Paesi non arrivano neanche a un dollaro». Il futuro per la Cti FoodTech appare roseo. «Abbiamo partecipato all’ultimo CibusTec. Le prospettive del mercato sono buone. Gli investimenti in tecnologia si stanno muovendo nel mondo. Ora puntiamoa macchine per la lavorazione di avocado, mele e pere. Stiamo studiandoconunteamdi quattronostri ingegneri il mercato e abbiamo collaborazioni con le Università di Salernoe alcune spagnole».

Tutto il profitto dell’azienda viene investito in ricerca e sviluppo. «Vogliamo entrare in nuovi mercati e la nostra chiave di volta, o svolta, sarebbe quella di proporre la nostra tecnologia in locazione. Siamo interessati agli investitori finanziari, ma a tutt’oggi siamo consapevoli di essere piccoli in termini di fatturato. Le banche invece non sono mai state troppo avare con noi. Hanno creduto nel nostro progetto, anche quando non era così sviluppato, e ci hanno sostenuto, soprattutto il Banco Popolare. Ora abbiamo un progetto di investimento tra i 5 e i 7 milioni di euro in macchinari e in un nuovo stabilimento nel salernitano, soprattutto per raggiungere lo scopo che più di ogni altro ci gratifica: l’assunzione di altri giovani talentilocali».


Cti FoodTech
Via Vincenzo Bellini n° 41 - 84090 Montecorvino Pugliano (Salerno)
PRESIDENTE: Biagio Crescenzo

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2016-11-30 14:29:21
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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