Fila, tutti i colori del mondo nel segno di Giotto
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Acquisizioni all’estero e innovazione l’hanno trasformata nel primo produttore di matite. E continua a crescere nell’era dei computer. Perché la qualità non ha competitor

Alla faccia dei computer, dei tablet, degli smartphone e di tutte le nuove tecnologie che avrebbero dovuto cancellare dalla faccia della terra i “vecchi strumenti”: la matita gode di ottima salute. E con lei penne, pastelli, carta, oggetti che rendono una “fisicità” al tatto impossibile da percepire maneggiando un freddo schermo. Così il gruppo Fila è arrivato allo sbarco in Borsa per continuare a svilupparsi e mantenere la leadership mondiale, conuna salute industrialeinvidiabile. È la rivincita della storia, palese fin nell’acronimo Fila, che sta per Fabbrica Italiana Lapis e Affini: con il termine lapis, in uso negli anni Venti a Firenze dove nacque la società che oggi è divenuta un gruppo internazionale, anche grazie ad acquisizioni strategiche di marchi storici come la Adica Pongo, l’americana Dixon Ticonderoga, la tedesca Lyra, la messicana Lapiceria Mexicana, la brasiliana Lycin, le inglesi Daler-Rowney Lukase Cuthbertse la francese Canson, marchio storico esistente fin dal 16° secolo. Tre miliardi dimatite l’anno e poi penne, pastelli, cere e tutto quanto fa parte del corredo di chiusala carta elemani. «A metà degli anni ‘90 questa azienda era ancora solo italiana - spiega l’ad Massimo Candela, la cui famiglia gestisce il gruppo dal 1956 - e fatturava l’equivalente di 20 milioni di euro.

L’alternativa era crescere o essere conquistati. Abbiamo scelto la prima strada creando un gruppo di collaboratori affidabili e scoprendo che incredibilmente i nostri concorrenti rimanevano legati a schemi ormai superati». E allora via a una lunga serie di acquisizioni, di conquiste, di investimenti che vanno da aziende storiche in Europa e Stati Uniti a terreni nel nord della Cina dove far crescere piantagioni che dovrebbero iniziare a fornire alberi e quindi materia prima già dal prossimo anno. Perché è da lì, dall’albero (prevalentemente cedri), che tutto nasce;anchese negliultimianniFila ha sviluppato prodotti ottenuti riciclando scarti di produzione di materiali di plastica e legno, diffusi soprattutto in centro e sud America. Sembra facile, in realtà è una produzione molto complessa a partire dallanecessità diamalgamareetrovare i giusti equilibri degli impasti e del legno che è un materiale soggetto a infiniti condizionamenti dati dalle cortecce, dai noduli, dalle fibre, dall’umidità, dalla secchezza. Dalle infinite differenze, all’uniformità assoluta della matita, che deve essere ugualein tutto ilmondoein miliardi di pezzi. Un’impresa. Soprattutto se si considera il punto di partenza: fabbriche e aziende con storie molto diversealle spalle, esperienzeemetodi di lavoro, livelli qualitativi, obbiettivi. Come amalgamarle? Mettendo da parte le teleconferenze e vivendo di persona a fianco dei nuovi partner; viaggiando, curando i rapporti con i collaboratori. «Mai toccato il managementdelle aziendeacquisite - racconta Candela - ma abbiamo condivisoil nostrometododi lavoro, così da far sentire tutti parte del progetto». Strategia vincente, perché in ogni azienda c’èunelemento di novità, che può essere messo al servizio ditutto il gruppo.

Come è avvenuto in occasione dell’acquisizione di un’azienda in India. Durante la ricerca della società adatta, un partner locale aveva selezionato alcune imprese di unacerta dimensione che però non soddisfacevano la qualità del prodotto. E nel corso di un incontro, a Candela capitò tra le mani una matita di qualità straordinaria: «Chi produce questa? », domandò.«Unpiccolo produttore locale,maèinsignificante», fu la risposta. «Era una delle migliorimatite possibili - racconta oggi Candela - e decisi che quello sarebbe diventato il nostro partner. Nel 2011 fatturava 10 milioni di euro, oggi 60 milioni con un Ebitda del 15%. E ha dato a tutto il gruppo un vantaggio competitivo di 10 anni sulla concorrenza, grazie a una qualità eccellente. Perché dobbiamo guardare i prodotti primadei bilanci».

Secondo ingrediente, quindi, la qualità. Soprattutto per prodotti comele matite, che hanno costi alpubblico bassi, la qualità è determinante: perfino inmercatipoverimadalle dimensioni impressionanti come l’India, dove la crescita di Fila è a doppiacifra.Ela qualità siraggiunge con la cura del dettaglio e l’innovazione. Anche in un oggetto apparentemente semplice come una matita, in realtà la scala di complessità nella realizzazioneè amplissima.
La mina è frutto di un impasto di vari materiali, che viene filato e messo in forno per l’essicazione; poi ci sono i sandwich di legno - su cui vengono incise le scanalature dove viene depositata la mina - saldati, tagliati e verniciati; al termine ci sono le finiture. Il tutto, ripetuto miliardi di volte. E la differenza la fa la scelta del legno, della vernice, degli impasti: tutto al millesimo. Con un’attenzione fondamentale per l’ambiente in tutta la filiera, soprattutto in Paesi dove certe tematiche non sono così diffuse. E questo fa la differenza al momentodell’acquisto.

NON C’È SPAZIO PER L’EGOISMO
A parole, un metodo facile: in realtà, molto complicato. Da qui la scelta di investimenti continui in ricerca e sviluppo, anche per creare materiali diversi e nuovi. «L’accesso ai mercati internazionali dà un vantaggio competitivo impressionante - osserva Candela - ed è una strada obbligata per chiunque voglia fare impresa oggi. Se avessi fatto ragionamenti egoistici, mi sarei fermato vent’anni fa. Oggi molti imprenditori sono tentati dall’idea di vendere l’azienda, perché pensano “chime lo fa fare?”:ma è puro egoismo. Se gli italiani avessero fame,nonaccetterebbero passivamente certe cose.Enondiamo le colpesolo ai politici,chepurenehanno. È un sistema impigrito». E lo dice uno che è forse l’unico svizzero che paga le tasse in Italia. «Quello del fisco - spiega - è un problema relativo, così come altri temi buoni solo a far polemicacomel’articolo 18 o il costo del lavoro, che in realtà qui è più basso che in altri Paesi. Peggio, molto peggio è nonavere certezza del diritto. Maciò che ha più valore è che orgoglio e sacrificio devono ritornare a contare di più». Anche questa è una ricetta che sembra semplice ma in realtà fatica a farsi strada. Eppure l’Italia rimane un mercato fondamentale per il Gruppo Fila, che ha quiil30%dei275milioni di fatturato al dicembre 2015 e due centri di produzione, in Toscana e Lombardia. «Mai pensato di lasciare l’Italia - chiarisce Candela - sacrifici, ambizione e buonsenso sono una miscela che rende raggiungibile ogni traguardo anche da qui».

Dare valore a un oggetto che costa relativamente poco è un’operazione che richiede anche notevoli investimenti in marketing. «È sicuramente vero - conferma Piero Frova, direttore marketing di Fila -mapossiamo inventare tante cose: non la storia.Unmarchiostorico portauna dote determinante, nostro compito è far sì che la storia non si trasformi in preistoria. Ovvero che il marchio mantenga una sua attualità e non venga considerato superato.Eper fare questo servono gli uomini,nonsolo le macchine». Di qui la scelta di collaborare con le istituzioni per valorizzare la creatività e la capacità espressiva di chiunque, e per rendere la cultura accessibile a tutti. La valenzaumanaè naturalmente alla base della nascita di ogni nuovo prodotto: puntando sulla capacità di osservazione che non appartiene necessariamente solo a chi dell’innovazione ha fatto la sua missione. Le idee non devono avere muri o confini: l’input può arrivare da qualsiasi collaboratore, non c’è l’esclusività delruolo. Cosìsononati prodotticon nomiche tuttihannoavuto tra lemani: Giotto, Tratto Pen, Das, Didò, Pongo, Lyra. Strumenti che smentiscono definitivamente la teoria secondo la quale l’era dei computer cancellerà l’elemento “tattile”. Nulla di più sbagliato. I tablet vanno ad aggiungersi, non a sostituire il pastello ola matita. Per fortuna.

Fila
Via Venticinque aprile n° 5 - 20016 Pero (Milano)
AMMINISTRATORE DELEGATO: Massimo Candela


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2016-11-30 17:30:48
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