Orogel, la verdura è un piatto che si serve freddo
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Trai pionieri della surgelazione, oggi il gruppo rappresenta un decimo del mercato italiano basandosi sul principio del chilometro zero: in 7-8 ore dal campo alla vendita

C’è un po’ di nebbia, nella Bassa Romagnola, ma gli agricoltori della cooperativa ci sono abituati: lavorano sodo da quando è spuntato il sole, che d’inverno tarda. Le casse con i cavolfiori si riempiono rapidamente e prendono lavia dellostabilimento.Losiscorge laggiù in fondo, lungo la strada Umbro Casentinese Romagnola. Lavati, mondati, ridotti a tocchetti, quegli ortaggi appena colti passeranno subito dentro untunnel di abbattimento lungo venti metri, a quaranta gradi sottozero, che in cinque minuti ne porterà il cuore a meno 18°. Poi saranno impacchettati nelle inconfondibili buste gialle con il marchio azzurro, per arrivare ai banchi frigo dei supermercati.

Dal momento della raccolta alla fine del processo produttivo trascorrono poche ore: in media non più di 7-8, perché le verdure arrivano dai campi dei soci della cooperativa – in tutto sono 12.813 ettari - che distano non più di 40/50 chilometri dalla fabbrica. Siamoa Cesena, nella sede centrale della Orogel, azienda cooperativa con 1.800 soci eunfatturato aggregato – calcolando le dieci società del gruppo – che nel 2016 arriverà a 450 milioni di euro.
La Orogel si appresta a festeggiare i suoi primi cinquant’anni di vita: tutto è nato nel 1967, quando undici produttori romagnoli decisero di unirsi in una cooperativa ortofrutticola, seguiti presto da altre cooperative, con cui crearono il Consorzio Fruttadoro. Tra quei “pionieri” c’era, giovanissimo, anche l’attuale amministratore delegato Bruno Piraccini, uno di quegli uomini che hanno fatto l’Italia in silenzio, con passione e lungimiranza, lavorando con qualche idea più brillante degli altri. «Noi ci siamo affermati da soli - dice Piraccini con orgoglio -, siamo sul mercato e agiamo da impresa, senza essere mai caduti, durante la nostra storia, negli schemi delle coop rosse, bianche o verdi. Con i soci agricoltori abbiamo deciso di fondare le nostre tre fabbriche di surgelazione, a Cesena, a Ficarolo in Veneto e a Policoro in Basilicata, in mezzo ai campi delle verdure che portiamosottozero».

IL FAGIOLINO SURGELATO
È il segreto di un surgelato di buona qualità praticamente a km zero, comeè dimodadire oggi:se ifagiolini, i piselli, le carote o gli spinaci sono stati coltivati bene e sono stati confezionati appena colti, con un abbattimento veloce, si conserverà il loro gusto anche in tavola. La prima intuizione dei “pionieri” di Cesena fu nel 1976, quando decisero di lanciarsi nel mercato dei surgelati: allora era all’inizio e forse gli italiani guardavano quelle buste ghiacciate con unpo’ di sospetto.Oggiil giro d’affari del settore è di 4,5 miliardi, con un acquisto medio per ogni famiglia di 17,4 chilogrammi l’anno e una spesa dicirca80euro. Orogel nel 2016 si conferma la prima azienda italiana di produzione nel settore dei vegetali freschi surgelati, con una quota di mercato del 23%, e posizioni dominanti in alcuni prodotti: passati di verdura (78,9%), zuppe (51,8%), carciofi (44,5%). «Gli italiani hanno voglia di nutrirsi correttamente – dice il direttore generale Giancarlo Foschi – e noi offriamo trasparenza e tracciabilità: ecco perché il solo settore dei surgelati ci fa chiudere l’anno con 214 milioni di euro di fatturato, conun trend di crescita del giro d’affari che dal 2009 a oggi raggiunge il 33 percento». Se si chiede a Piraccini e Foschi qual è la chiave di questo successo, rispondono elencando il programma di investimenti, destinati sia al miglioramento qualitativo incampagna (produzione integrata e biologica, controllo dei terrenie delleacque di irrigazione) in collaborazione con l’Università di Bologna, sia alle linee di produzione, allo stoccaggio dei prodotti e alla logistica.

C’è persino un’azienda del gruppo, la Vitroplant, che occupa 300 persone ed è all’avanguardia nel mondo per l’attività vivaistica “in vitro”, che consente di ottenere piante “virus esenti”. Piraccini non dimentica l’idea che realizzò una rivoluzione nel mercato delle verdure surgelate, la porzionatura degli spinaci in piccoli cubetti, con il lancio del famoso “cubello” Orogel, che fu il primo a uscire sul mercato nel 1992.

Poi snocciola le cifre degli investimenti appena decisi dal gruppo: «Non abbiamo mai smessodi fare innovazione e il piano del triennio 2016-2018 impegna il nostro gruppo per 80 milioni di euro: 30 per un nuovo sito produttivo a Cesena; 10 per il potenziamento degli impianti di surgelazione; 7 per un nuovo sistema di arrivo degli ortaggi freschi direttamente dai campi alla linea di surgelazione; 15 per il potenziamento di Policoro; 8 a Ficarolo e altri 10 per il settore prodotti freschi».

Sotto "l’ombrello” Orogel operano anche le cooperative del “fresco” non surgelato: da 130 tonnellate di verdure fresche, Orogel ottiene circa 100 mila di quelle a meno diciotto gradi. Il Sistema Orogel, come lo chiamano gli uomini del freddo, avvezzi alla concretezza romagnola, è in realtà un consorzio di cooperative che operano in tanti campi, compresa una scuola di cucina e una società di information tecnology che opera in vari settori con 80 ingegneri e tecnici informatici: per Orogel con la logisticahanno il compito di accompagnare il viaggio del cavolfiore dal campo ai supermercati in modo che giunga integro fino alla nostra tavola, senzamaiinterrompere la catena del freddo.

IL VERDURODOTTO AEREO
Sulla testa degli automobilisti che transitano sulla Sr 71, la Umbro Casentinese Romagnola che da Cesena porta in Umbria, c’èun“verdurodotto” aereo che unisce i due stabilimenti divisi dalla vecchia strada statale: la Orogel doveva crescere, e con un po’ di ingegno si è inventato un ponte sigillato per il transito dei surgelatichenonhaegualiin Italia. Così si annuncia come il più grande del nostro Paese il nuovomagazzino automatico: è incostruzione eavràuna superficie di 10 mila metri quadri con un’altezza di 30 metri. Come nei capannoni Orogel già in funzione, nonvi entreranno gli uomini, ma tutto si muoverà con robot digitalizzati.

Del resto, come si potrebbero mangiare a Natale i piselli o i fagiolini raccolti a maggiomaancora pieni di sapore? Naturalmente quel magazzino rappresenta un costo: sono 60-70 milioni di merce ferma, che il grupporiesce a sostenere grazie aunottimo cash flow, cioè con risorse autoprodotte che raggiungono il 15 per centrodel fatturato. Ciòsignificache le banche si fidano di Orogel e possono finanziare i piani di investimenti, mentre l’azienda mantiene una buona liquidità.

Ma a Piraccini si apre un sorriso quandoparla dellezuppeOrogelche sua moglie a casa, per cena, “perfeziona” con l’aggiunta di qualche ingrediente durante la cottura, magari un buon Parmigiano Reggiano e dei crostini: «I consumatori ci scrivono che hanno personalizzato il piatto: non vogliamo imporre i nostri gusti, masoltanto offrire prodotti nutrienti, sani, conunmixdi verdure che insieme forniscano un apporto equilibrato alla dieta». Nel sito non mancano le ricette, quelle della nonna e quelle salutiste, come la “vellutata di soia con riso rosso e gocce di salsa di cipolle” delTeam Chef Orogel: piacerebbe anche al “cuoco vegano” Germi di Soia portato in tv tra i personaggi di Maurizio Crozza.

Orogel

Via Dismano n° 2600 - 47522 Cesena (Forlì)
PRESIDENTE: Bruno Piraccini

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2016-12-01 11:08:38
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