Prosecco - Consorzio Doc, in quei filari si cerca la sostenibilità totale
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Un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro e la rapida conquista dei mercati mondiali richiedono nuovi obiettivi: il rispetto della qualità ambientale, economicae sociale

Un successo che ha il sapore del miracolo italiano chenon vuole evaporare col tempo. Anzi: oggi la sfida del Prosecco - oltreduemiliardidi giro d’affari, 70% all’export - è di diventare semprepiù “green” e sempre piùambasciatore di un modo di vivere giovane e pieno d’energia. «Ormai del destino del nostro vino discutono ministri come Boris Johnson e Carlo Calenda: èlo scottodapagarequandosi diventa importanti – scherza, ma non troppo Stefano Zanette, 56 anni, presidente delConsorziodi tutela del Prosecco Doc e piccolo produttore nel Trevigiano – Oggi il Prosecco è uno dei prodotti simbolo delmadein Italy nel mondo. È motivo d’orgoglio maancheunagranderesponsabilità, perciò dobbiamo tutelarlo da operazioni di disinformazione».

E questo al culmine di un’annata da record: «Cisonorisultatisuperiori alle attese - riflette Zanette - supereremo i 400 milioni di bottiglie di Prosecco Doc vendute in tutto il mondo, il 30% in Italia, nostro primo mercato. Come export il primato va alla Gran Bretagna, oltre un terzo delle esportazioni sono indirizzate in quell’area. Poi arrivano Stati Uniti e Germania. Con le due zone Docg di Asolo e Conegliano - Valdobbiadene supereremo 500 milioni di bottiglie, per un giro d’affari complessivo di circa 2,5 miliardi».

Zanette analizza uno degli exploit di questo vino autenticamente del Nordest: «Sorprende che uno dei mercati più in crescita sia quello francesedovenonabbiamomaifatto promozione per il grandissimo rispetto nei confronti dello Champagne, ma la tendenza del mercato è chiara: il Prosecco viene percepito come un vino più informale, giovane eaccessibile». Tra i segreti di questo successo l’operazione lungimirante del 2009: «Ladefinizione di aree di produzione ben precise: nove province tra Veneto e Friuli Venezia Giulia - spiega Zanette – a cui si aggiunge l’adozione, per libera scelta, del contrassegno di Stato al fine di assicurare lamassima qualità al consumatore di Prosecco Doc,mantenendoil controlloin tutte le fasi di produzione, perché viene concesso solo a chi rispetta rigorosamentele regole».

ALTRI TREMILA ETTARI
Poi ladomandas’è impennata a livelli record portando a un deciso aumento della produzione «ma entro i limiti che ci siamo autoimposti - precisa Zanette per sgombrare il campo da illazioni – limite che fissava a 20.250 ettari l’estensione massima raggiungibile. Solo recentemente, seguendo criteri prudenziali, abbiamo aumentato la superficie di tremila ettari ma il vino da quei vigneti arriveràsolo nel 2019-2020». A questo punto non avete un po’ di vertigine? Vi fermerete? «Al momentoopportuno faremo le necessarie valutazioni: non vogliamo speculazioni e siamo molto attenti alle dinamichedi mercato», risponde il presidente del Consorzio Prosecco Doc. Ma il successo ha i suoi obblighi: il mondo chiede Prosecco. Sempre di più. «Nel 2009 la produzione era di 945 mila ettolitri, siamo passati a 3 milioni e 400 mila ettolitri della vendemmia 2015 - ricorda Zanette - ma rimaniamo sempre un mondo di contadini: la superficie media aziendale è di due ettari circa e oltre il 50% delle aziende è rappresentato da cooperative. Sono solo 350 le case spumantistiche che vanno a vendere in giro per il mondo, supportate anche dal Consorzio, che comunque ha come attività principale la tutela del prodotto sia a livello italiano che internazionale: un enorme impegno per evitare frodi e imitazioni, l’altra faccia del successo».

Zanette sulle frodi è inamovibile, e dispensa consigli ai consumatori: «Il Prosecco può essere venduto solo in bottiglia, contenere chiaramente la dicitura di Prosecco Doc o Docg, avere la fascetta con lo stellone della Repubblica Italiana. Sotto la voce Prosecco, troppo spesso viene offerto un qualsiasi vino spumante: abbiamo avvisato più volte gli esercenti che vendere come Prosecco prodotti sfusi, in caraffa, senza fascetta, è un reato. D’ora in poi, tolleranza zero. Abbiamo pazientato anche troppo». Col Prosecco non si scherza. «Le sanzioni per chi inganna il consumatore sono pesanti - avverte il presidente - Il Prosecco non è semplicemente un vino con le bollicine ma un prodotto che può arrivare solo dalla regione produttiva dalla quale prende nome. E a tutti dico: attenzione, pretendete sempre di vedere la bottiglia con la fascetta prodotta dalla Zecca dello Stato, impossibile da contraffare. Questa certificazione ha un costo, chi vende il prodotto falso, froda il consumatore e danneggia chi lavora secondo le regole».

C’è chi critica l’eccessiva estensione dell’area Prosecco. «Ma quale estensione? Nel 2009 - scongiurando un secondo caso Tokaj - è stata effettuata una blindatura in modo che non si potesse produrre fuori da quest’area.

La Doc Prosecco oggi include le province dove la produzione di Prosecco era già autorizzata dal 1977 come Igt (indicazione geografica tipica). Una difesa fondamentale, con l’obiettivo di preservare il successo della denominazione Conegliano-Valdobbiadene tutelando al contempo il consumatore che ordinando Prosecco pensava a una precisa zona di provenienza: il Nordest. «La nostra storia ha radici profonde, secondo alcuni risale all’impero romano, e inizia nelle colline triestine, si estende a tutto il territorio oggi rappresentato dalla Doc, trovando la sua zona di elezione nel trevigiano, in particolare nella parte collinare - ricorda Zanette - Questa nuova denominazione non ha escluso gli abitanti del Carso che potevano fare Prosecco prima del 2009 e a maggior ragione lo possono produrre ora». La polemica con i cittadini del paesino del Carso di Prosecco l’ha amareggiato: «Dobbiamo renderci conto che le polemiche interne rischiano di innescare situazioni assurde anche a livello internazionale - afferma Zanette - Per fortuna il riconoscimento ottenuto a livello europeo in questo senso ci tutela. È poi d’interesse generale sviluppare l’intera produzione che solo nel Friuli Venezia Giulia vede 4.000 ettari a Glera; trovo assurdo rischiare di rovinare tutto a causa di “informazioni” volutamente fuorvianti». Ora il Consorzio Doc ha due obbiettivi importanti: far capire al consumatore cos’è il Prosecco, ovvero il territorio che lo origina, e proseguire con forza nella direzione della sostenibilità.

LE PROSSIME SFIDE
«Il consumatore cerca prodotti genuini - sostiene Zanette - ma oggi non s’accontenta di un vino di qualità, chiede anche una viticultura di qualità. La scelta di fare una produzione biologica si inserisce in questo ragionamento, manon intendiamo fermarci qui. Stiamo portando avanti nuove forme di certificazione capaci di garantire al consumatore un prodotto realmente sostenibile da ogni punto di vista: ambientale, economico e soprattutto sociale. Puntiamo a un’interazione positiva tra il mondo della produzione e il territorio, questo consentirà un grande passo avanti: la creazione di un rapporto armonico tra produttori, comunità locali e consumatori. La mia ambizione è che si possa arrivare a una consapevole sostenibilità di sistema: sociale e territoriale.

È il momento giusto per vincere questa sfida: il produttore è pronto e anche se comporta tempi più lunghi, vogliamotrasmetterequeste pratiche a tutta la filiera. Il percorso è avviato e tengo a evidenziare l’incoraggiante avvallo della politica: vogliamo consolidare il successo del Prosecco e dare un futuro a un bene di grande valore per il territorio. Chi ama il Prosecco sappia cosa c’è dietro: territorio, lavoro, passione. Ecco gli ingredienti che fannogrande questoprodotto».

Prosecco - Consorzio Doc
Piazza Filodrammatici n° 3 - 31100 Treviso
PRESIDENTE: Stefano Zanette


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2016-12-01 12:29:28
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