SANT’ANNA
Seicento chilometri di tubi dietro l’acqua in borsetta
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La ricerca del dettaglio è essenziale per le Fonti di Vinadio che vendono un miliardo di litri di minerale all’anno: e la nuova tendenza asseconda ilconsumo“da viaggio”

Bere un bicchiere d’acqua, secondo il classico adagio, sarà anche facilissimo.Maprodurre e portare in tavola quell’acqua (purché, ovviamente, si tratti di minerale) richiede una dose di tecnologia elevatissima. Quasi un paradosso: mentre gran parte del settore agroalimentare si basa sulla trasformazione della materia prima, l’obiettivo primario di Acqua Sant’Anna è invece mantenerlailpiùintatta possibile.

«Oggi se ne parla tanto, mala nostra fabbrica è da sempre 4.0. Tecnologia e innovazione pervadono tutto il processo aziendale, dalla captazione, al confezionamento alla spedizione », conferma Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Fonti di Vinadio Spa, uno dei colossi italiani nel beverage, di cui Sant’Anna è il marchio principe e più noto. Grazie ad un piano di investimenti l’azienda punta a raggiungere nel prossimo futuro un potenziale produttivo di tre miliardi di bottiglieall’anno.

La famiglia Bertone, in realtà, proviene da un’esperienza imprenditoriale di tutt’altro genere, nell’edilizia. Ametàdeglianni‘90del secolo scorso, Alberto, insieme al padre Giuseppe (scomparso nel 2008), ha “scoperto”questafontea1.950metri nelle Alpi Marittime, in provincia di Cuneo, le cui virtù organolettiche erano note fin dal Cinquecento. Ed ha deciso di lanciarsi in un nuovo progetto. In vent’anni ne ha fatto il marchio leader nazionale – unico conproprietà100%madein Italy –in un mercato estremamente frammentato (si contano oltre 300 marchi) e da tempo dominato dalle multinazionali straniere dell’alimentare. L’annoscorso Fonti diVinadioha venduto un miliardo di bottiglie di “minerale” e cento milioni di bicchierini di tè freddo e nettari di frutta, conunfatturato intorno ai 280 milioni di euro, in crescita costante (nel 2008 era di 170 milioni). E l’inizio del 2017confermail trend:afinemaggio il volume delle vendite cresce del 7,7%, a fronte di una media del comparto di più 2,7%. Si consolida ulteriormente, dunque, la leadership dellamarca nel mercato, con una quota avolumedel 12,0%ea valore del13,4.

Il cuore di questo impero di “liscia” o “con bollicine” è uno stabilimento hi-tech, a quasi mille metri di altitudine, nel comune di Vinadio. Il primoproblemaè statopropriofarvi arrivare l’acqua: risolto con 600 chilometri di tubature che captano l’acqua direttamente alle sorgenti. Poi il prezioso liquido è stivato in undici serbatoi di acciaio inox da un milione di litri ciascuno e, a strettissimo giro, imbottigliata per conservare le sue proprietà. Le tredici linee dedicate ne fanno il più grande impianto produttivo al mondo nel ramo: le ultime tre installate lavorano fino a 54mila bottiglie all’ora, di tre formati diversi, grazie ad apparecchiature studiateadhocconunodeimaggiori produttoridi questimacchinari.

Alcuni big internazionali delle bevandehannogià mandato i loro tecniciaprendereappunti. «Innovare vuol dire fare quello che si fa oggi in modo diverso e più efficiente – ribadisce Bertone -. Prendiamole bottiglie: bisogna realizzare un contenitore sempre migliore daun punto di vista qualitativo e al costo più conveniente possibile. Qualche grammo in più o in meno di plastica può fare la differenzaneibilanci dell’azienda,come inquelli delle famiglie».

L’esempio non è casuale: lo studio della bottiglie è una “scienza”. Dopo la “baby” rivolta ai bambini e la via dimezzoda 750cl per gli sportivi, è pronta l’“acqua da borsetta”, 25 cl, con anche una linea glamour, pensata specificatamente per le consumatrici donne. Del resto, sbaglierebbechi continuassearitenere chelaminerale sibevesoloatavola: ilconsumofuori casa, spesso inmovimento, supera ormai l’8% delle vendite della grande distribuzione organizzata e vale 9,2 miliardi. Sant’Anna ha anche introdotto la prima bottiglia da un litro e mezzo, completamente biodegradabile, battezzata “Sant’Anna Bio Bottle”, realizzata in uno speciale biopolimero derivato dalla fermentazioni degli zuccheri delle piante e del tutto privo di petrolio.Unaspecifica ricerca ha, di recente, riguardato purei tappi,creandocapsule integrate con i filetti sul collo dei contenitori. Unasoluzione (brevettata) che consente maggior rapidità di applicazione, maggior facilità di apertura, maancheunrisparmiodi plasticae dunque,menoconsumoenergetico erifiutidasmaltire.

Non solo acqua, comunque. Altre due linee, in ambiente asettico, confezionano altre bevande in bicchierino: una di esse ha una capacità di 40mila pezzi, la più veloce esistentesuscala internazionale.
Da alcuni anni, infatti, Sant’Annastaampliandolasuaproduzione in altri segmenti del comparto: thè freddo, succhi di frutta e – ultimi nati – i mix di frutta e verdura da bere, per i quali ci si è ispirati ai principi del benessere orientale, richiamati anche nel nome scelto: “Karma”. «Continueremo in questa diversificazione della gamma – spiega l’imprenditore –manon con bibite gassate e zuccherate: puntiamo su bevande legate alla salute, funzionali afartisentirebeneedareenergia».

Avevamo lasciato le bottiglie alla fine del ciclo di imbottigliamento. La tecnologia, però, prosegue, anzi aumenta. Dall’imballaggio effettuato grazie a bracci meccanici antropomorfi, alla gestione delmagazzino completamente automatizzata e robotizzata: unaflotta di quaranta veicoli elettrici a guida laser, manovrati da un software centrale, ripongono i colli di merce pronti, poi li riprendono e li caricano sui camionin base agli ordini, distinguendo tra tipologie di prodotto, formati, quantità. Riducendo così i margini di errore e di infortuni, aumentandola sicurezza.

A proposito di camion (dallo stabilimento nel partono in media 240 al giorno), l’impegno alla sostenibilità, in collaborazione con gli auto-trasportatori partner, passa anche attraverso una serie di mezzi a Lng (l’acronimo inglese di gas naturale liquefatto), molto più ecologici dei normalimotoriadiesel.
Uno dei prossimi passi perAcqua Sant’Anna è rafforzare l’espansione all’estero: oggi l’export pesa per circa il due e mezzo per cento sul giro d’affari totale. «L’obiettivo è incrementarlo – ribadisce Bertone -. Non ci interessa, però, aumentare semplicemente il numero di paesi in cui siamo presenti, ma piuttosto concentrarci su alcuni mercati dove poter conquistareunaquota significativa, tenendo conto anche dei costi di trasporto per poter essere competitivi rispetto ai produttori locali». Per questo si guarda soprattutto all’Europa. Anche - perché no - alla Francia (il confine dista poche decine di chilometri dalla sede del gruppo) per incrinare, per primi, il monopolio di “griffe”comeEvianoVichy.
«Se continuiamo ad investire in ricerca e garantire la qualità del nostroprodottopossiamocontinuarea crescere – assicura il presidente e amministratore delegato -.Nonbisogna pensare di essere né più avanti, né più indietro degli altri, ma bisogna cercare di essere i più veloci a rispondere alle esigenze di un mercato che ormai si modifica ad ogni istante». Per tenergli dietro occorre un’acqua4.0.

SANT’ANNA
Frazione Roviera - 12010 Vinadio (Cuneo)
Presidente e ad: Alberto Bertone
2017-07-17 12:59:26
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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