Solana, anche in Padania il pomo è... d’oro
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In soli quindici anni l’industria conserviera del lodigiano ha scalato i mercati internazionali puntando sulla qualità e la trasformazione del raccolto in prossimità dei campi

La provincia che in Italia produce le maggiori quantità di pomodoro è quella di Piacenza. Nonostante l’evocatività delle varietà siciliane o campane – dal Pachino al Sammarzano, dal Ciliegino al Piennolo del Vesuvio – il pomodoro italiano è soprattutto del Nord. «E non è solo la quantità, a prevalere. La qualità è la nostra ossessione, da sempre» aggiunge Antonio Biancardi, presidente della Solana spa, società agro-alimentare leader nella produzione di conserve di pomodori, con sede a Maccastorna in provincia di Lodi, ma a due passi da quella di Piacenza e da quella di Cremona. Bassa padana. Alta, altissimaqualità del prodotto e del processoproduttivo. L’industria conserviera è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia. Non da oggi. Solo negli Stati Uniti – d’altronde il pomodoro nasce oltreoceano – e in particolare in California si ha una produzione più consistente di quella italiana, peraltro quasi tutta concentrata nel ketchup. Ma il mercato mondiale è tutt’altro che maturo. Tanto da spiegare la nascita di Solana meno di 15 anni fa (la società venne costituita a fine 2001, ma solo dal 2002 è stata operativa).

«Siamo gli ultimi arrivati,mail nostro obiettivo è quello di essere leader, soprattutto nella qualità», spiega Biancardi che vanta un crescente successo nel mercato giapponese «dove la qualità è un pre-requisito», eunpo’ in tutto ilmondo. Il92% dei 30 milioni di fatturato è sviluppato all’estero. Solo l’8% in Italia «dove invece stiamo sperimentando una nuova gamma di prodotti, come il puré di zucca o la trasformazionedi altre verdure».
Ma torniamo al pomodoro, che è al centro del business e del nome di Solana. Solanum è il nome scientifico della pianta del pomodoro. Le varietà oggi utilizzate nell’industria conserviera sono per lo più degli ibridi. «Intendiamoci bene: non sono Ogm, peraltro non ha senso produrre pomodori Ogm – precisa Biancardi – ma varietà progressivamente migliorate dalla ricerca sulle sementi, con l’unico scopo di arrivare a un frutto più dolce, più carnoso. Più buono e più bello».

Anche il rosso che contraddistingue il pomodoro è frutto di una secolare ibridazione, che fece prevalere le varianti rosse, su quelle d’oro (le più antiche importate nella seconda metà del Cinquecento, da cui dipese il nome: pomo d’oro) o verdi o di altre tonalità. L’azienda internazionale che ha storicamente lavorato di più sulla selezione di nuovi ibridi è il colosso Heinz, che indica i suoi prodotti con numeriprogressivi precedutidauna H. «Noi a Solana siamo arrivati già a produrre i nostri S1 e S2 – continua Biancardi – ma siamo solo all’inizio. Stiamo lavorando benissimo con il Parco Tecnologico padano di Lodi e con una azienda specializzata nella selezione di sementi, che ci aiutano in questo instancabile processo di miglioramento del pomodoro: la prima nostra varietà, la S1, l’abbiamo chiamata “Solarino”. Ma anche su questo fronte è fondamentale la collaborazione che abbiamo con i nostriagricoltori ».

IN MANO AI COLTIVATORI
Il 60% del capitale sociale (7,5 milioni di euro) della Solana spa è posseduto da agricoltori, che sono poi sostanzialmente i fornitori dell’industria di trasformazione. Il restante 40% è sottoscritto da investitori estranei al mercato agricolo. «La nostra è una public company» spiega Biancardi, la cui famiglia detiene la quota più consistente del capitale, che tuttavia non supera il 25% dell’azienda. Dal produttore al trasformatore. E prima ancora, dal trasformatore all’agricoltore, perché è l’impresa, grazie al suo continuo investimentoinricerca, chefornisce le piantine alle imprese agricole che conferiranno poi la produzione. «Non mi piace la filosofia del chilometro zero a tutti i costi – chiarisce Biancardi, che nonamamezzemisureo eufemismi – mavogliamo garantire la qualità. Per averla occorre essere sicure di quello che viene piantato. E bisogna evitare viaggi troppo lunghi ai pomodori. Nei camion soffrono. I nostri non fanno più di 100 chilometri da quando vengono raccolti a quando vengono trasformati».

La produzione di Solana è tutta rivolta alle grandi aziende alimentari, italiane, ma soprattutto internazionali. E tra i canali di distribuzione l’horeca (ristorazione, catering e hotellerie) è tra quelli privilegiati. Non è stato ancora sviluppato un piano per realizzare prodotti per il consumatore finale. Servono dimensioni e investimenti di altra natura. «Noi lavoriamo per capitolato. Produciamo quello che serve al nostro cliente. Il cubettato lo possiamo realizzare di dimensioni diverse, dal 9x9 millimetri al 19x19.

Le confezioni sono a misura variabile, da 3, 5 o 15 chilogrammi. Abbiamo studiato e preferito la fornitura non in vasetti di vetro, ma in sacchetti flessibili». Il racconto di Antonio Biancardi si concentra sull’innovazione e sulla tecnologia. Tutto lo stabilimento produttivo è costituito da quanto di meglio oggi offra la tecnologia per assicurare la produzione a freddo, e con sistemi di sterilizzazione alternativi al vapore, che richiede tempi più lunghi e quindi porta a un confezionamento più lento.

Con tutte le conseguenze negative che derivano da un processo produttivo che non si concluda in tempi rapidi. Ogni lotto, prima di essere avviato alla distribuzione, viene sottoposto a rigorosi controlli organolettici, chimici, fisicie microbiologici. La scelta lungimirante, per la realizzazione dello stabilimento, è stata quella di affidarsi a un general contractor, che facesse da pivot tecnologico per tutte le attività di produzione (dal lavaggio al confezionamento finale). Questo ha aiutato anche l’apertura di linee di credito bancarie, che hanno visto l’investimento concentrato e quindi con minor rischio. Già,perchél’idea di avventurarsi nel mercato conserviero, con un profilo tecnologico senza confronto – non solo in Italia – è nato grazie al sostegno bancario, che ha condiviso la scommessa imprenditoriale. La qualità dei soci e il coraggio dell’innovazione nel processo produttivo sono stati alla base del modello dii project financing realizzato e oggi concluso dopo soli otto anni.

Il mercato ha risposto prima e meglio delle aspettative: «Ë stata un’indagine di mercato attenta e competente quella che ci ha aiutato a decidere – racconta Biancardi – secondo questa ricerca era stata prevista correttamente la tendenza costante nella crescita dei consumi di pomodoro. Un aumento del 3% annuale in Europa. Qualche picco più significativo nei mercati orientali, dove la qualità è richiesta ossessivamente». Quantità e qualità sono state la scelta vincente.

L’impianto produttivo di Maccastorna è sorto su un’area storicamente dedicataalla coltivazione di mais.Oggilo stabilimento occupa una superficie di 135mila metri quadrati di cui 22mila coperti. È capace di trasformare 3.500 tonnellate di pomodori al giorno, garantendounmonitoraggio costante e continuo dei parametri di processo per garantire la qualità delle produzioni. Il controllo del processo e dei flussi consente la tracciabilità di tutte le fasi produttive e delle materie prime trasformate. Il sistema informatizzato di codifica con bar-code, previsto sui prodotti finiti, consente di trasferire ai clienti tutte le informazioni necessarie sulla tracciabilità.

Le produzioni Solana non prevedonoil pomodoropelato,masoprattutto cubettati e polpe, oltre alla polpa fine e a qualche prodotto speciale ad alta viscosità, come il concentrato a freddo. Produzioni mirate alle esigenze del mercato. All’orizzonte non sembra esserci l’obiettivo di duplicare lo stabilimento-gioiello di Maccastorna: la crescita prevista è costante,mavisto che avviene per linee interne, non può essere galoppante.

Antonio Biancardi non esclude nulla, comprese possibili acquisizioni, purché possa essere salvaguardata la qualità (il presidente di Solana è stato insignito quest’anno del premio “Rosa camuna d’oro”, il riconoscimento della Regione Lombardia alle eccellenze del territorio), la tecnologia e la redditività (siamo al 15% di roi) dell’avventura imprenditoriale, chefindall’iniziohavoluto essere una spa, non una cooperativa. Qualche centinaio sono i dipendenti dell’indotto, solo 14 quelli diretti, grazie all’efficienza e all’automazionedell’impianto produttivo.


Solana
Strada Provinciale 196, Km 2600 - 26843 Maccastorna (Lodi)
PRESIDENTE: Antonio Biancardi

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2016-12-01 14:11:56
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