Umana, l’agenzia in Laguna che dà lavoro a tutti
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Il principio guida del primo operatore italiano nell’impiego temporaneo: «Le sole competenze tecniche non bastano». Dal1997 ha inserito in azienda quasi 400 mila non occupati

Ingegneri filosofi o informatici esperti di psicologia di gruppo: i protagonisti del lavoro di domani sono animali mitologici, multiformi e multidisciplinari. «Devono possedere nozioni specialistiche, ovviamente, ma le semplici competenze tecnichenonbastano più - conferma Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana - Devono essere innestate su una base di competenze trasversali, le tanto decantate “soft skills”: capacità di relazionarsi con gli altri, di lavorare in squadra, di gestire un team, di comunicare». Comporre gli elementi del puzzle è la chiave del successo per aziende e lavoratori. Ed è la sfida e l’essenza dell’attività del gruppo veneziano, principale operatore privato italiano nel campo del lavoro temporaneo e nei servizi all’impiego.

Si fa presto a dire agenzia interinale (e si direbbe anche sbagliato: la dizione corretta, da alcuni anni, è somministrazione di lavoro). Quando la fondò nel 1997, all’indomani della riforma legislativa in materia, Luigi Brugnaro - attuale sindaco di Venezia - partì con quattro agenzie in quattro regioni diverse: il minimo previsto per essere autorizzati ad “esercitare”.

Da allora la sua creatura ha inserito in fabbriche, negozi e uffici quasi 400 mila persone, con una media oggi arrivata a quota 18 mila al giorno, contando su 126 filiali in tredici regioni italiane, tuttein rete. A queste si aggiunge, dal 2005, anche un’appendice in Brasile. La ragione di tale presenza estera va oltre il legame con una delle mete privilegiate dell’emigrazione veneta.

Anzi, è molto più prosaica: il gruppo si è da sempre mosso nel comparto sanitario e dell’assistenza. Nei primi anni Duemila, tuttavia, gli infermieri autoctoni scarseggiavano, mentre quelli provenienti soprattutto dall’Europa Orientale spesso non offrivano le dovute garanzie. Di fronte all’ennesimocaso di improvviso ritorno in Patria, all’Umana hanno deciso di mettere in mezzo un oceano e, approfittando dell’eccellente tradizione in questo settore nel Nordest carioca, hanno aperto una succursale laggiù per selezionare e preparare addetti da trasferire in Italia.
«Poi c’è stato il blocco dei concorsi e del turn over e gli infermieri italianicomed’incanto sono ricomparsi», chiosa Caprioglio, che dalla palazzina nella zona industriale tra Mestre e Marghera guida i quasi 800 dipendenti del gruppo. La controllata latinoamericana, però, è rimasta in piedi: con cinque agenzie in varie città, si è convertita alla somministrazione tout court. «È una società del tutto autonoma, con personale locale, in un mercato completamente diverso”.

OLTRE L’ITALIA
D’altro canto, i maggiori concorrenti nel comparto sono, in prevalenza, multinazionali. Inevitabile, dunque, scrutare oltre confine. «Certamente l’Europa èunnostro obiettivo,seppure non a brevissima scadenza - ribadisce la presidente -. Per ora puntiamo a crescere e a consolidarci in Italia, dove c’è ancora molto spazio». Il balzo in terra straniera, al di là dell’investimento meramente economico, richiede anzitutto un enorme sforzo di adattamento delle regole del mercatodellavorolocaleediconoscenza dell’imprenditoria di ogni singolo Paese. A maggior ragione, perché il modello perseguito fin dagli esordi è stato quello di adeguarsi alle esigenze delle imprese e non viceversa: «Non ci occupiamo di trovare lavoro alle persone, ma di rispondere ai bisogni delle aziende». Comprendendone la peculiarità: «Abbiamo assecondato, anche nella flessibilità, l’attenzione alle persone e alla relazione con il territorio tipica dell’impresa italiana».

Seguendo l’evoluzione di norme e mercato, il gruppo si è via via ramificatoin varieattivitàerelativesocietà: dalla somministrazione classica a breve-medio periodo a quella di lunga durata, con contratti a tempo indeterminato ( il cosiddetto staffleasing).

Ma anche outplacement, cioè ricollocazione del personale, ricerca e selezione (in particolare per gli alti profili), incontro domanda-offerta, compreso il supporto all’inserimento lavorativo di disabili o categorie svantaggiate. Più di recente il legislatore ha introdotto le politiche attive, strumenti per accompagnare chi ha perso il posto di lavoro ad una nuova occupazione, evitando di parcheggiarlo inunlimbofino allo scadere di cassa integrazione e mobilità.
E, perciò, il gruppo ha sviluppato appositi programmi in questo senso.

E poi il capitolo formazione: la compagnia collabora con una cinquantina di università e circa settecento tra scuole superiori e centri di formazione professionale, suoi rappresentanti siedono nella compagine societaria di tredici Its,istituti superiori di alta specializzazione, sottoforma di fondazioni partecipate da soggetti pubblici e privati, create per soddisfare la domanda di tecnici del tessuto economico locale. Lo scorso hanno scolastico ha organizzato 440 incontri di orientamento, dialogando con 40mila studenti e raccogliendo 20milacurriculum. Non solo, l’organizzazione interna si è articolata in una serie di divisioni specialistiche: «Perché in certi ambiti, occorre parlare la medesima lingua degli interlocutori».

E spesso si tratta di gergo da iniziati. Come nell’informatica e tecnologie della comunicazione, sanità, servizi alla persona, turismo e ristorazione, agricoltura ed agroalimentare, energie rinnovabili, pubblica amministrazione, moda e lusso. La moda? «Sì, anche qui bisogna conoscere le varie figure presenti,lostile delle varie griffe.Non solo negli abiti: ogni casa, ad esempio, cerca particolari caratteristiche fisicheperi propridipendenti».

Circa due terzi delle aziende per le quali Umana seleziona e fornisce addetti, appartengono all’industria. Ma una quota non trascurabile è rappresentata da realtà dei servizi e del terziario e l’agricoltura, sulla scorta di alcune recenti convenzioni, è in crescita. I dati del 2015 registrano un incremento del 20 per cento negli inserimentidi lavoratori tra15 e25anni e del 13,3 per quelli della fascia d’età successiva, fino a trent’anni. Ma crescono di poco più di trenta punti percentuali pure i contratti per 40-50enni, «segno che le imprese richiedono e apprezzano anche l’esperienza».

Maria Raffaella Caprioglio, in azienda dal 1997 dopo 17 anni a Confindustria Venezia (primadonna funzionario dell’associazione), presidente dal 2012, è ben conscia che «nessuno vuol fare di mestiere il lavoratore temporaneo». Il vecchio contratto interinale rappresenta un tramite «per trovare lavoro o per cambiarlo».
Non a caso, secondo Umana, il 50% della forza lavoro “prestata” finisce poi per essere assunta in pianta stabile. Anche per questo, la manager si arrabbiaquando accusano la sua società (e quelle simili) di alimentare la precarietà. «Precarietà sono i voucher, le finte partite Iva, i contratti fantasiosi a progetto - ribatte -. La somministrazione, adifferenza diqualunquealtra formadi ricorso esternoal personale, quando è applicata bene, tutela tutti. Le aziende possono far fronte alle crescenti esigenze di flessibilità e il lavoratore ottiene retribuzione e contributi esattamente uguali ad un interno con pari mansioni».

E rivendica con orgoglio come, anche negli anni più duri della crisi, i suoi “somministrati” siano stati tra i pochissimi ad aver ricevuto con regolarità lo stipendioognimese. Tutto idilliaco? «Beninteso, non siamo la Confraternita del Bambin Gesù,mauna spa con scopo di lucro. Crediamo, però, di aver dimostrato che lavorando bene e con correttezza, si può vincere in tre: le aziende clienti, i lavoratori e, perché no, anchenoi ».

Umana
Via Colombara n° 113 - 30175 Marghera (Venezia)
PRESIDENTE: Maria Raffaella Caprioglio


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2016-12-01 15:48:10
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