Vini Piceni, la rivincita dei bianchi nelle terre d’Oriente
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Hong Kong, Corea, Taiwan, Giappone e anche Vietnam: il Consorzio alla conquista dell’Estremo Oriente
Nonc’è solo il Rosso, la generazione dei biochiede spazio


Il profumo dell’innovazione, il gusto della tradizione. Sorseggiare lentamente fino a solleticare i sensi. «Facilissimo, per noi italiani, dopo la moda, l’eccellenza è agroalimentare. Nel nostro caso è il vino». Angela Velenosi racconta e si racconta dall’altra parte del mondo. Sette ore di fuso orario eun altrove che è molto di più di una distanza geografica. Hong Kong, tra il delta del Fiume delle Perle e il Mar Cinese Meridionale, per la presidente del Consorzio Vini Piceni è la tappa intermedia di venti giorni alla conquista dell’Asia. «L’unica mossa per emergere - fissa la rotta - è affrontare i mercati esteri». Da una decina di giorni la manager, che converte il tasso alcolico in un brand di squadra, sta viaggiando tra Corea del Sud, Cina e Taiwan; per chiudere saranno Giappone e Vietnam. «Con i piani di sviluppo comunitari la nostra rete punta su Asia, Stati Uniti e Canada con un investimento da 1,4 milioni all’anno».

LA NUOVA DIREZIONE
Senza mai dimenticare Italia e Vecchio Continente e per farlo si mira ad arrivare a circa 700.000 euro cavalcando due bandi del Programma di sviluppo rurale, quelli 2007/2013 e 2014/2020. A questo punto si può sorseggiare convinti, perché del gruppo fanno parte 43 imprenditori che dalla vigna alla botte non perdono una battuta; tre Dop, ovvero tutta la garanzia della dominazione d’origine protetta, e 7,5 milioni di bottiglie che sono la degna sintesi, in 365 giorni, di 165 mila quintali di uva e di 108 mila ettolitri di quelnettare diBacco. In alto il gusto, l’olfatto e pure l’ingegno: l’eccellenza anche qui non ammette confini. Vale la storia di sempre: «I consumi interni scemano - la Velenosi invita a un ripasso che mette con le spalle al muro - la competitività è alle stelle e poi c’è il regionalismo che condiziona il mercato ». Arriva al punto di non ritorno: «Per superare queste barriere si deve andare fuori, lontano. Un imperativo».

Si consiglia un convinto passaggio a Est, parola di presidente. «L’economia cinese è trainante, soprattutto nel Far East. È un mondo fantastico» parla con la consapevolezza del testimone sul campo. Poi - e qui ridimensiona gli entusiasmi - «ci sono i mercati tradizionali, States e Canada che, a onor del vero, sono saturi. Ma non intendiamo mollarequotedimercato. Percarità». È dal 2002 che al Consorzio si parla al plurale. Perché insieme si può,magariraddoppiarela posta.

L’ORGOGLIO DEI SEGNI
PIÙ Memoria innanzitutto. La Velenosi ricorda che all’origine era l’orgoglio diaver infilatounaserie di segni più. In alto i calici del Rosso Piceno, la tradizione che resiste; di Pecorino e Passerina sorsate di culto; del Falerio, indiscutibile e basta. «Negli ultimi anni le nostre produzioni avevano messo insieme numeri e risultati importanti, legati soprattutto al riconoscimento di vitigni autoctoni: così abbiamo deciso di unirci per difendere questo impegno, per allargare il nostro orizzonte».

Da questa decisione nasce il Consorzio Vini Piceni. Si vinifica e s’imbottiglia con un solo obiettivo per tutti: tutelare, promuovere e valorizzare- in Italiacomeall’estero -Doce Docg del territorio. Tutta origine controllata e pure garantita. La signora dei vini piceni passa, inunsoffio, dal bicchiere all’emozione: «L’amore per il nostro lavoro si converte nella volontà di far apprezzare l’autenticità racchiusa in ogni sfumatura ». Ma proprio tutte: la squadra muovel’85% della produzione totale di Falerio e di Offida e circa il 72% del Rosso Piceno; l’export rappresenta il 60% del venduto e il fatturato si assesta a quota 50 milioni di euro.

Sorseggiare ancora, ci vuol passione e molta pazienza. «Prima di tutto - il presidente riordina idee e principi - vogliamo informare e coinvolgere il consumatore». Si fa così, che non assaporarli, quei bianchi e quei rossi del sud, sarebbeun peccato. Il Consorzio ha un solo credo: «La qualità assume il suo pieno valore solo in presenza di un consumatore consapevole». Confermato: ci vuol passione. L’Angela dei Piceni non si risparmia. Rilancia, alla distanza di quelle sette ore di fusomaè come se fosse a Offida, se fosse a casa.

«È la rivincita del bianco inunterritorio, come il nostro, caratterizzato dal rosso, il cui 70% è prodotto qui al sud». E come se non bastasse «nelle Marche quando si dice bianco si dice Verdiccchio». Poi la scoperta ad Arquata: «Eccolo il Pecorino». Senza toglierenullaanessuno. «È una partnership con Jesi: anche così si fa gioco di squadra», Velenosi ribadisce, in un passaggio, la logica dell’unione che fa la forza. «Spero che non sia solo una moda: c’è molto entusiasmo per questo vino, soprattutto tra i giovani». Semplice, dice lei, «è un rosso vestito da bianco ». Un nettare - mette in versi i tecnicismi - con una «bella mineralizzazione ».Unprofumo al quale è difficile resistere: «È un vitigno che ha tutte le caratteristiche per affascinare».

Elementare svelarlo con quel sentore di pesca, mango, pompelmo, banana. Sorseggiare. Ci vuol pazienza, sì. La presidente che fa di ogni cin cinunaffareammette, ma non si arrende. «Sub`iamo ancora la concorrenza dei francesi, però siamo qui per farci conoscere».

Quel «siamo» che è sempre voce di popolo, voce di consorzio. «Bere italiano - Angela racconta così l’effetto che fa - è come indossare un bell’abito». Fascino del made in Italy. Un passo indietro, per assicurarsi lo scatto in avanti perché, anche in un calice, l’eccellenza passa per i sentieri arditi dal rinnovamento. «Nel nostro territorio il70% del prodotto è biologico. Ecco, per noi l’innovazione è tradizione spinta».

LA LEZIONE MARCHIGIANA
La lezione marchigiana s’insinua tra i filari di viti e si spinge giù, fino alle radici. Arriva all’origine di tutto. «La nostra innovazione - Velenosi annulla l’effetto lontano dell’altrove - è nella tecnica di coltura: non più chimica, ma biologica». È già oltre questa dama dei Piceni, tutti. «Ci sembrava la scelta giusta in un’epoca dove ambiente e sostenibilità sono l’unica via di fuga, la via per farcela ». Eccolo il profumo dell’innovazione, il gusto della tradizione. E allora sì, sorseggiare lentamente fino a solleticarei sensi.

Vini Piceni
Via Vannicola n° 5 - 63073 Offida (Ascoli Piceno)
PRESIDENTE: Angela Velenosi


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2016-12-01 16:21:03
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