Ci salverà l'intesa tra Putin e Trump
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di Giulio Sapelli
Dove va il mondo? La domanda si fa angosciosa, visto che Irak, Siria e Iran non riescono a trovare pace e con loro tutti i plessi strategici del Golfo Persico e africani, dal Nord al Centro, sino a giungere alle foci del Nilo. Lì il Sudan è lacerato dalla crisi di secessione e dalla guerra che gli Stati del Golfo combattono contro lo Yemen. Decisivo è lo scisma tra sciiti e sunniti.

Ma questo scisma è la fonte di una guerra per procura che mira anzitutto ad appropriarsi delle risorse energetiche. Chi controlla Gibuti, per esempio, controlla un'immensa quota del commercio afro-asiatico, non a caso alle originarie basi francesi si aggiungono anno dopo anno nuove potenze. Buona parte di ciò che accade oggi è la conseguenza della caduta di potenza degli Stati Uniti, in particolare sotto la presidenza Obama. E ciò è accaduto mentre la globalizzazione ripiegava su se stessa e dava vita ai protezionismi economici selettivi. Le ragioni? Due e tutte assai complesse.

La prima è la fine della spinta propulsiva della Cina, che ora si rivolge al mercato interno sostituendo le importazioni, contribuendo in tal modo al crollo del commercio mondiale. Parallelamente Pechino ora vede allontanarsi dalle sue terre parte degli investimenti esteri diretti ad alta tecnologia e intensità di capitale umano: i cinesi non sanno ancora esprimere queste capacità, sicché le industrie di pregio tornano a casa. La seconda ragione che spiega il cambio di verso dello globalizzazione è la stessa caduta geo-strategica di potenza degli Stati Uniti. Il gigante nord americano non controlla più gli alleati asiatici. Le defezioni filippina e malese sono evidenti e segnano un cambio di orientamento negli schieramenti internazionali: d'ora innanzi tutti sceglieranno volta a volta sul piano tattico e non strategico, mentre la concorrenza tra Stati Uniti e Cina per il controllo dell'area sarà una corsa continua, defatigante. Ecco ciò che io chiamo le relazioni instabili, a frattali.

Questa novità il neo presidente americano Donald Trump e soprattutto i suoi consiglieri militari, l'hanno capita benissimo. Il Giappone, per esempio, sta uscendo dalla recessione economica, ma non riesce a farsi carico di tutto il lascito di potenza nord americana. Dunque, si prevede un'Asia in cui si torna alla diplomazia realistica modello Kissinger.

C'é dell'altro: la Russia, anche in Asia, esprime un dominio di potenza tecnologica e militare impressionante. Del resto, il suo destino o è euro-asiatico oppure non è. Per questo è così attiva in Medio Oriente. Deve riaffermare un ruolo nei mari caldi che l'aggressività Nato aveva messo in discussione, per esempio nel Mediterraneo. Perciò le basi in Crimea e Siria devono essere non solo consolidate, ma se possibile aumentate. Ecco dunque la difesa ostinata di Assad in Siria e il nuovo tentativo di fare della Turchia un alleato strategico, sacrificando sull'altare del realismo i curdi e tranquillizzando in tal modo i Turchi, che diventano alleati bifronti: sono nella Nato e lavoravano con i russi. Mosca vuole favorire la nascita di una mezzaluna sciita, dall'Iran all'Irak sino alla Siria e al Libano, difendendo Israele dagli estremisti. Così facendo la Russia è una sorta di minaccia permanente per l'Arabia Saudita che guida l'Opec, alleandosi tatticamente con essa di volta in volta come dimostra il recente accordo sulla produzione petrolifera. Dunque, la tensione internazionale continuerà sino a quando non si giungerà a un accordo generale di ricostruzione e ripartizione dell'area mesopotamica, con la Russia dominus.

Gli Stati Uniti, d'altro canto, con Trump oggi entrano nell'era di un maggior realismo internazionale, sospeso tra neo-protezionismo economico selettivo e neo-isolazionismo diplomatico non radicale, che sceglie come alleato centrale la Russia per poter avere le mani libere in Sud America.

In Europa si deve contrastare sia la deflazione tedesca sia la spregiudicatezza del Regno Unito che ha scelto di abbandonare l'Europa, puntando più sull'accordo strategico di lungo periodo con la Cina sul piano finanziario e militare. Londra aspira nuovamente a un profilo imperiale come Parigi, anche se quest'ultima cerca spazi in Africa a spese soprattutto di Roma.

In questo senso l'Italia, aggredita sia nel Nord dell'Africa sia nei gangli strategici quando non nel cuore del made in Italy, si riscopre nuda e povera laddove dovrebbe essere invece ricca dei suoi più bei vestiti e più che mai forte perché il Mediterraneo è il suo mare. Per questo il cambiamento radicale di orientamento diplomatico americano impresso da Trump può essere vitale per noi: la fine delle sanzioni alla Russia, una pressione sulla Germania perché moderi e poi abbandoni il rigorismo devastatore, la pace nella Mesopotamia, sono tutti passi della neosistemazione internazionale del mondo essenziale per la nostra sopravvivenza economica.

Il mondo va verso un bipolarismo Stati Uniti-Russia, con una geometria variabile di accordi e di dure battaglie commerciali con la Cina. Una lotta il cui esito oggi è imprevedibile e che potrebbe sfociare persino in scontri militari. Gli stessi pericoli si correranno in Europa se la Nato non abbandona la sua politica aggressiva antirussa. E comunque il dilemma rimane ed è tutto europeo: chi colmerà il vuoto di potenza che la rottura del Regno Unito con l'Europa germanizzata e l'alleanza con la Cina di lungo periodo ha provocato nel mondo? Potrebbe farlo solo un'Europa gollista, ossia un'Europa che vada dall'Atlantico agli Urali: solo essa pacificherebbe e ricostruirebbe il Medio Oriente, contribuendo così a far uscire il mondo dalla recessione. Solo essa potrebbe negoziare una nuova alleanza con gli Stati Uniti forte di un notevole potere di dissuasione verso la Cina oltre a restituire all'Africa il ruolo centrale che si merita, pacificando l'Asia dai mille conflitti e dalle scarse risorse. Sarà, il 2017, l'anno d'inizio nel nuovo mondo? Non dovremo attendere molto per saperlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
2016-12-22 00:00:00
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1 commento presente
Splendida analisi... e molto realistica. L'ascesa di un pragmatico Trump, potrà salvarci dai disastri di un utopico Obama.
Commento inviato il 2016-12-23 11:43:55 da diverblu
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