De Felice (Intesa): «Spinta dall'estero tra Stati Uniti e materie prime»
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di Camilla Scozzari
Gregorio De Felice è capo economista del gruppo Intesa Sanpaolo. A lui chiediamo di abbozzare una previsione sul trend dell'industria italiana nel 2017. «Avremo una lieve accelerazione del fatturato dei settori industriali - osserva De Felice - che stimiamo possa crescere dall'1,2% del 2016 all'1,5% del 2017. E questo soprattutto per la spinta in arrivo dalla domanda estera, favorita dall'aumento dei prezzi delle materie prime, che in particolare permetterà ai paesi produttori di petrolio di importare di più. A ciò si deve aggiungere un'accelerazione degli Stati Uniti, già in atto prima della nomina di Donald Trump. Per quanto riguarda la domanda domestica, il nostro scenario prevede un passaggio del testimone dai consumi a favore degli investimenti».

Il rapporto Intesa-Prometeia già esalta i settori che nel 2017 andranno meglio. Quali invece quelli più penalizzati?
«Non parlerei tanto di settori penalizzati quanto piuttosto di settori meno dinamici, perché presentano comunque un tasso di crescita positivo del fatturato. Si tratta della moda, dei mobili e del settore che comprende l'alimentare e le bevande. Il comparto della moda, per esempio, risente sia della ricerca, sempre più diffusa, del migliore rapporto tra qualità e prezzo, senza che ci sia più un focus forte sulla firma. Non va poi trascurata la ricerca di canali distributivi sempre più convenienti come gli outlet e l'ecommerce, ossia lo shopping su internet. Il settore del mobile risente invece dell'andamento del sistema casa e costruzioni, che registra un miglioramento ma senza slancio».

Quali fattori peseranno di più sul Pil nazionale?
«Dopo la crescita del Pil allo 0,9% relativa al 2016, ci aspettiamo nel 2017 un più 1%. A contribuire alla crescita del prossimo anno dovrebbero essere soprattutto le esportazioni, che invece sono state piuttosto deboli nel 2016. Tra i fattori positivi per la spinta all'economia, va poi segnalato il miglioramento delle condizioni di paesi come Russia e Brasile e quelli dell'Opec, legati al petrolio. Infine, non si può non tenere conto dell'accelerazione degli Stati Uniti».

Dove vedremo invece un rallentamento?
«Negli ultimi due anni è stata soprattutto la componente domestica a sostenere la crescita. Nel 2017 i consumi dovrebbero crescere un po' meno mentre l'occupazione dovrebbe registrare un leggero incremento. Più che i consumi a spingere l'economia saranno gli investimenti che, rimasti al palo nel 2016, da gennaio beneficeranno soprattutto degli incentivi previsti dal piano Industria 4.0. In particolare, stimiamo per gli investimenti una crescita del 2% nel 2017 rispetto all'1,1% che oggi stimiamo per il 2016».

Ha accennato agli Stati Uniti e all'accelerazione della crescita. E' vero che con l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca il rischio è di importare inflazione?
«Stando alle promesse elettorali, negli Usa si dovrebbe attuare una politica fiscale fortemente espansiva, su un'economia che oggi viaggia ai livelli di pieno impiego. Il rischio è quindi di assistere a un'impennata dell'inflazione. Quella attesa dal mercato, in particolare, è al 2,5% contro il 2%. E' questo il motivo per cui la Fed, che ha appena alzato i tassi di interesse, potrebbe diventare ancora più aggressiva, continuando con gli incrementi del costo del denaro».

Come risponderà la Bce?
«Il rischio per i paesi area euro, e per l'Italia in particolare, è che possano subire l'impatto dei tassi in rialzo senza però avere avuto precedenti condizioni di maggiore crescita e occupazione. Bce, dal canto suo, non alzerà i tassi dell'Eurozona nel 2017 ma probabilmente nel 2018 archivierà il programma di acquisto di titoli (il Qe) che in questa situazione ha meno chance di riuscire, soprattutto nel caso in cui l'inflazione si avvicinasse al 2%».

Come si muoveranno invece le economie asiatiche e in particolare quella cinese?
«La Cina si trova in un sentiero di lungo termine di minore crescita economica rispetto al passato. Nel 2017, in particolare, il Pil dovrebbe flettere leggermente rispetto al 2016. Il vero pericolo è rappresentato dagli squilibri legati a un eccesso di debito privato e degli enti locali e dalla bolla immobiliare. L'India invece dovrebbe assistere a un miglioramento dei tassi di crescita, mentre la crescita giapponese dovrebbe passare dallo 0,8% del 2016 all'1,2% del 2017».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
2016-12-22 00:00:00
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