L'Europa dopo Brexit e l'incognita elezioni
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di David Carretta
Il 2017 per l'Unione Europea sarà l'anno di tutte le incertezze: politiche, economiche e geostrategiche. Almeno tre paesi fondatori Olanda, Francia e Germania andranno al voto, mentre i partiti populisti anti-europei sono sulla cresta dell'onda, spinti da una contestazione generalizzata dell'establishment che si è già fatta sentire nel 2016 con la Brexit e il No nel referendum italiano. Italia e Grecia potrebbero aggiungersi al denso calendario elettorale: entrambi i paesi sono considerati anelli deboli per la stabilità della zona euro. La ripresa economica è fragile, in balia di rischi esterni ed interni che potrebbero concretizzare il timore di una grande stagnazione in Europa, malgrado l'attivismo monetario della Bce. La crisi dei migranti, con l'accordo Ue-Turchia in bilico e la rotta dalla Libia all'Italia sempre aperta, è lungi dall'essere risolta.

Negli Usa, il 20 gennaio entrerà in funzione la macchina-Trump che potrebbe rivoluzionare l'ordine globale del dopo guerra, rimettendo in discussione il libero commercio e l'alleanza politica e militare transatlantica.
L'Europa non si è preparata, come non è pronta a rispondere alla campagna del presidente russo, Vladimir Putin, per destabilizzare le democrazie occidentali a colpi di propaganda post-verità e cyber-attacchi. «Il 2017 o la va o la spacca», sintetizza un diplomatico. Nel frattempo, l'anno elettorale ha già spinto la Commissione e le altre istituzioni comunitarie a rinviare i dossier più controversi come l'Unione bancaria.

PRIMO APPUNTAMENTO
Il primo appuntamento elettorale che tiene Bruxelles con il fiato sospeso è previsto in marzo, quando l'Olanda andrà alle urne per rinnovare il parlamento. I partiti della coalizione guidata da Mark Rutte liberali e laburisti sono in caduta libera nei sondaggi, che predicono un ampio successo dell'estrema destra anti-europea di Geert Wilders. Nel 2016, l'Olanda ha già bocciato l'Europa nel referendum sull'accordo di associazione tra Ue e Ucraina. Se la prospettiva di vedere Wilders diventare primo ministro appare improbabile, il rischio è che la frammentazione elettorale impedisca la formazione di un governo, costringendo l'Olanda a tornare al voto.
L'instabilità può avere un impatto sull'economia: gli olandesi devono fare i conti con un'enorme bolla di debito privato. Per l'Ue gli effetti della contestazione olandese all'Europa sono già visibili. Da tempo il governo dell'Aia ha abbandonato le tradizionali politiche pro-europeiste, assumendo posizioni sempre più dure su immigrazione e economia.

Le elezioni che fanno più paura all'Ue sono le presidenziali in Francia di aprile e maggio. Da oltre un anno i sondaggi indicano che Marine Le Pen sarà al ballottaggio nella corsa per l'Eliseo. «Dopo la vittoria di Trump, tutto è possibile, anche Le Pen all'Eliseo», spiega un funzionario europeo. La leader del Front National promette un referendum sulla «Frexit» (l'uscita della Francia dall'Ue) che minaccia di distruggere tutta la costruzione comunitaria. «La Brexit è gestibile, perché il Regno Unito ha sempre avuto un piede fuori dall'Ue», spiega il funzionario: «La Frexit metterebbe fine all'Ue».

Il candidato del centro-destra, François Fillon, è comunque favorito per entrare all'Eliseo, dopo aver vinto le primarie dei Républicains con un programma di riforme liberiste in economia e difesa dei valori tradizionali sul sociale. Il centro-sinistra spera di recuperare terreno, dopo le primarie del Partito socialista di gennaio, dove si sfidano il liberale Manuel Valls e lo statalista Arnaud Montebourg. L'indipendente Emmanuel Macron potrebbe essere la sorpresa. Ma, a prescindere dal futuro inquilino dell'Eliseo, il sistema politico francese rischia di essere rivoluzionato alle elezioni politiche che seguiranno le presidenziali.

Il successo del Front National potrebbe privare il partito del futuro presidente della maggioranza all'Assemblea nazionale. La Francia non ha mai avuto governi di grande coalizione: l'incapacità di centro-destra e centro-sinistra di lavorare insieme avrebbe gravi conseguenze per un paese che, con una crescita stagnante e un debito al 100% del Pil, ha bisogno di riforme e risanamento.

La Germania, con Angela Merkel che corre per un quarto mandato nelle elezioni politiche di settembre, appare l'ancora di stabilità politica dell'Ue. Ma il dominio della cancelliera e della sua Cdu è messo in discussione dalla progressione del partito di estrema destra anti-europeo, Alternativa per la Germania. Merkel ha detto di temere le interferenze della Russia di Putin, che favorirebbero AfD e l'estrema sinistra di Die Linke nel voto tedesco. La frammentazione politica è un male che contagia la solida Germania. Anche in caso di successo, con sei partiti presenti al Bundestag, Merkel faticherà a formare il prossimo governo. La cancelliera deve fare i conti con i rischi di medio periodo che pesano sulla sua economia: dall'invecchiamento della popolazione che minaccia la sostenibilità del welfare al calo della domanda esterna dovuta alla crisi dei mercati emergenti.

IL NODO BANCHE
Italia e Grecia sono le altre due grandi incognite politiche ed economiche dell'Ue. La situazione delle banche italiane, se dovesse rimettere in discussione la sostenibilità di un debito già oltre il 130% del Pil, potrebbe destabilizzare la zona euro. Bruxelles teme anche elezioni anticipate, che rischierebbero portare il Movimento 5 Stelle al potere o a un governo di grande coalizione incapace di riformare il paese. Ad Atene, il nuovo braccio di ferro tra Alexis Tsipras e i suoi creditori sulle misure sociali non augura nulla di buono per le trattative sulla prossima tranche di aiuti, che devono arrivare entro l'estate per evitare il ripetersi della minaccia Grexit. L'ipotesi di elezioni anticipate in Grecia non è da escludere. Nel pessimismo generalizzato, però, c'è anche chi vuole vedere segnali di speranza. Le elezioni presidenziali austriache hanno visto la vittoria del pro-europeista Alexander Van der Bellen. Nel Regno Unito, nelle elezioni suppletive di Richmond, una candidata pro-europea ha battuto un sostenitore della Brexit. In Ungheria, Viktor Orban è stato sconfitto in un referendum sulle quote di rifugiati. Comunque andrà, il 2017 sarà l'anno del grande azzeramento degli equilibri politici dell'Ue.

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2016-12-22 00:00:00
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