Pmi, la grande scommessa della Quarta Rivoluzione
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di Andrea Andrei
Oggetti di uso comune connessi e intelligenti, interazione sempre più profonda fra uomo e macchina, superamento delle barriere spazio-tempo. Ma anche transazioni finanziarie più virtuali e più sicure e città sempre più smart. Dal 2017 ci si attende che queste piccole grandi rivoluzioni diventino protagoniste non solo in ambito hi-tech. Industria 4.0, Realtà virtuale (Vr) e Internet of Things (IoT) sono solo alcuni dei temi che caratterizzeranno i prossimi 12 mesi, aprendo frontiere e incidendo in maniera radicale sulla vita sociale di milioni di persone e di conseguenza sull'economia.

Sempre più spesso si parla di «quarta rivoluzione industriale», un processo che porta l'innovazione digitale nel mondo dell'industria, applicando tecnologie di uso comune come il cloud computing o i dispositivi indossabili, ma anche nuove interfacce uomo/macchina e la stampa 3D. Proprio da qui viene il termine Industria 4.0, che presuppone l'integrazione delle tecnologie digitali nei processi di fabbricazione dei beni fisici. Da questo punto di vista, ci si aspetta un boom per l'Italia.

NOVANTA MILIARDI
A settembre il governo Renzi ha presentato il Piano per l'Industria 4.0, che prevede incentivi fiscali per 13 miliardi tra il 2018 e il 2024 e un aumento di spesa privata per un totale di 24 miliardi, oltre a un iperammortamento che porterà a una crescita dell'aliquota per i beni 4.0 dal 140 al 250%. Non solo, perché anche i privati hanno deciso di mettere la propria parte: basti pensare all'accordo di novembre tra Confindustria e Intesa Sanpaolo, con quest'ultima che ha stanziato 90 miliardi in tre anni con l'intento di finanziare la crescita delle Pmi.

Le aziende, anche le più piccole, sono perciò incentivate a dotarsi delle tecnologie più moderne. Molte di queste si basano sul cloud computing, cioè piattaforme che offrono servizi di archiviazione, distribuzione e software in remoto, grazie alla Rete. Esempio: se un'azienda ha necessità di immagazzinare grandi quantità di dati, grazie al cloud non ha più bisogno di avere dei propri server. Con un semplice abbonamento tutti i documenti sono tenuti al sicuro su una piattaforma cui si accede da ovunque con le proprie credenziali: è ciò che accade con la rubrica e i dati dei nostri smartphone su Apple iCloud o simili.

Proprio grazie al cloud (il cui mercato, secondo la società Gartner, entro il 2020 varrà un trilione di dollari) funziona l'Internet of Things, l'Internet delle cose, che permette a qualsiasi oggetto di uso quotidiano, dal frigorifero all'aspirapolvere all'automobile, al termostato o alle finestre, di essere connesso e gestito dalla Rete. Perciò, oltre a essere comandato a distanza (per esempio tramite smartphone), un dispositivo o un elettrodomestico riesce a inviare in tempo reale una serie di informazioni, dalla scadenza dei cibi che conserviamo alla temperatura della camera da letto. Non è un caso che molte aziende prendano sempre più sul serio il settore della domotica: fin dall'alba del 2017 potremmo veder nascere importanti collaborazioni fra grandi gruppi multinazionali in tal senso.
Immaginate ora la stessa tecnologia in un'azienda: le possibilità e le soluzioni sono praticamente infinite. Il tutto, a basso costo. E ancora, cercate di applicare lo stesso concetto alle città, alla gestione del traffico e dei trasporti pubblici o dell'illuminazione. Ecco che avrete un esempio di Smart City in grado di ottimizzare le risorse per essere più efficiente risparmiando energia e aiutando l'ambiente.

Ma l'Internet delle cose ha anche dei lati oscuri. D'obbligo porsi degli interrogativi che riguardano temi cruciali come privacy e sicurezza. Il primo è legato all'utilizzo dei cosiddetti Big data, cioè la raccolta massiccia di dati che derivano da tutto ciò che è connesso a Internet. I dati raccolti finiscono infatti nelle mani di chi gestisce la piattaforma cloud, che a quel punto può rivenderli a terzi (un po' come accade già oggi con i social network). Si tratta comunque perlopiù di macro-dati che fotografano delle tendenze (non vengono associati quindi a nomi e cognomi), che entrano a far parte così di un immenso database condiviso. E per quanto rappresentino un alleato prezioso ed estremamente utile per ottimizzare risorse e creare un mondo più personalizzato in base alle esigenze di ognuno, c'è chi associa comunque questo sistema al Grande Fratello orwelliano. Quello della sicurezza è invece un problema molto meno filosofico e anche più preoccupante: «Con il moltiplicarsi dei dispositivi IoT, aumentano anche le possibilità di intrusioni da parte di hacker - spiega Stefano Fratepietro, fondatore della società di cyber-security Tesla Consulting - e se possiamo sentirci abbastanza tranquilli per i dispositivi di casa, difficilmente presi di mira dai ladri, altrettanto non si può dire per le aziende, dove un pirata informatico può fare danni molto seri».

LA REALTÀ VIRTUALE
Dal settore dell'intrattenimento viene invece un'altra innovazione che potrebbe essere la protagonista hi-tech dei prossimi anni: la realtà virtuale. Se ne parla da parecchio, ma nel 2016 è diventata ufficialmente alla portata di tutti. E con la commercializzazione di PlayStation Vr e altri visori si stanno scoprendo le potenzialità impressionanti di questa tecnologia, la quale non ha soltanto il potere di trasportare chi la utilizza in un altro luogo, ma addirittura riesce a far provare sensazioni autentiche. Indossando un visore, ad esempio, potreste ritrovarvi proiettati in una gabbia in fondo all'oceano con uno squalo che vi gira attorno. Ebbene, la sensazione di essere calati in profondità l'avvertirete davvero, perché il cervello recepirà quell'esperienza quasi come se fosse reale.

Pensate di provare la stessa esperienza scalando l'Everest, o visitando un museo, o ancora entrando in un campo di concentramento (come stanno sperimentando i ragazzi romani della casa di sviluppo 101% con il progetto Witness:Auschwitz, che si propone di far comprendere ancora più a fondo il dramma dell'olocausto). Si tratta di un qualcosa in grado di cambiare la vita delle persone, specie di alcune categorie, come i disabili o gli studenti, che avranno modo non solo di studiare, ma anche di vivere in prima persona l'arte, la storia, l'attualità. E tuttavia, per poter leggere il futuro, per ora, si dovrà aspettare.

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2016-12-22 00:00:00
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