Un quadro audace e qualche incognita
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di Luca Cifoni
È un quadro che non si può definire spavaldo, quello disegnato dal ministero dell'Economia per il prossimo anno, ma audace forse sì: le cifre messe nero su bianco tre mesi fa nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) si basano su un presupposto che in qualche modo è già una sfida. Ovvero l'ipotesi che risultino efficaci per spingere l'economia le misure contenute nella legge di bilancio. L'obiettivo apparentemente è modesto: in termini di crescita del prodotto interno lordo si tratta di arrivare nel 2017 all'1% che è abbondantemente al di sotto della stima della Commissione europea per l'intera area dell'euro (1,5%). Sta di fatto però che l'economia del Paese tornerebbe per la prima volta dal 2010 ad una crescita non attestata sui decimali: quindi in gioco c'è un traguardo comunque ambizioso, inizialmente non condiviso neppure dall'Ufficio parlamentare di bilancio (al quale spetta convalidare le previsioni governative) e più ottimistico, anche se di poco, rispetto ai numeri prodotti da organizzazioni e centri di ricerca sia in Italia che all'estero.

IL PROCESSO VIRTUOSO
La scommessa allora è che producano effetti le politiche messe in cantiere dal governo, le quali prevedono da un lato la spinta agli investimenti e alla produttività delle imprese, dall'altro il sostegno ai redditi di alcune categorie sociali. Tuttavia è già quanto meno in bilico una delle condizioni che erano state indicate come necessarie per l'innescarsi di questo processo virtuoso. «Affinché la politica di bilancio stimoli la crescita e la creazione di occupazione, e le riforme strutturali adottate producano benefici crescenti nel tempo - scriveva il ministro Pier Carlo Padoan nella premessa alla Nota di aggiornamento - il Paese ha bisogno di stabilità politica e istituzionale, in tal senso le riforme istituzionali promosse mirano a rendere l'attuale sistema più stabile ed efficiente».

Il tipo di stabilità immaginata nel testo di riforma costituzionale bocciato dal referendum del 4 dicembre non si concretizzerà e al momento non è nemmeno noto con quale sistema elettorale si svolgerà il prossimo voto politico. L'attuazione delle misure che entrano in vigore il primo gennaio spetterà dunque ad un governo che ha probabilmente davanti a sé solo pochi mesi di vita: il compito è impegnativo visto che si tratta di portare la crescita reale del prodotto dallo 0,6% tendenziale all'obiettivo dell'1%. Insomma, la velocità deve quasi raddoppiare.
Il contesto internazionale è quello di una congiuntura che si è indebolita a partire dalla primavera di quest'anno; nel corso dei mesi si sono aggiunte varie incognite di carattere geopolitico, a partire dalla Brexit. Non è consigliabile attendersi un aiuto particolarmente forte dall'esterno, anche se occorrerà valutare gli effetti delle mosse della nuova amministrazione americana, al momento del tutto imprevedibili.

I CONSUMI
Nel quadro macroeconomico programmatico delineato dal ministero dell'Economia la spinta alla crescita italiana verrebbe dalla domanda nazionale, con un più 1,2%. Al contrario sarebbe negativo l'effetto delle esportazioni nette (-0,2%), mentre il contributo delle scorte risulterebbe nullo. I consumi delle famiglie sono visti in crescita dell'1% e la spesa della pubblica amministrazione dello 0,5%. È atteso un forte balzo in avanti degli investimenti, con un incremento pari al 3,2%: un sostegno dovrà arrivare anche dai provvedimenti messi in cantiere dal precedente esecutivo, tra cui c'è anche la conferma del cosiddetto super-ammortamento al 140%, che sale fino al 250% in caso di investimenti innovativi nell'ambito del programma Industria 4.0.

Per quanto riguarda il lavoro, nelle stime del Mef l'occupazione continuerà a crescere sebbene ad un ritmo meno forte rispetto al 2016: in termini di unità lavorative annue (Ula), ovvero pesando il ricorso al part time, l'incremento sarà dello 0,6%, mentre il tasso di occupazione dovrebbe passare dal 57,2 al 57,8%. Il tasso di disoccupazione è previsto in discesa dall'11,5 al 10,8%.

Infine sul fronte dei prezzi, anche se la Nota di aggiornamento al Def non contiene una previsione esplicita dell'andamento dell'indice generale ma solo di quello depurato della componente energetica, il governo si aspetta che venga meno la fase di inflazione nulla, se non deflazione, che ha caratterizzato anche il 2016.

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2016-12-22 00:00:00
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