Il bazooka Bce spara a metà, riflettori sul debito italiano
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di Luca Cifoni
La data è cerchiata in rosso sulle agende di tutti quelli che si occupano di debito sovrano, e non solo: il 30 settembre 2018 è il giorno dopo il quale potrebbe avviarsi a conclusione il programma di Quantitative easing della Banca centrale europea. Sul piano economico e finanziario si tratta di una delle scadenze più importanti dell'anno che sta per iniziare; la sua rilevanza viene percepita con particolare chiarezza in Italia, Paese che deve gestire il terzo debito pubblico del mondo e a marzo avrà in casa un altro evento seguito con attenzione anche all'estero, le elezioni politiche. Il 2018 poi è anche l'anno in cui il governo, quello ancora in carica, punta a consolidare la discesa del rapporto debito/Pil, che dovrebbe portarsi al 130% dal 131,6% (valore già in calo) atteso per fine 2017. Insomma, ci sono tutte le premesse perché la massa delle passività finanziarie della Repubblica italiana, che in valore assoluto ha toccato a luglio la quota record di 2.300 miliardi, sia sotto i riflettori.

EFFETTI POSITIVI
Nelle ultime settimane il ministro Pier Carlo Padoan ha rimarcato che il nostro Paese è pronto ad affrontare la fine del programma straordinario di acquisto di titoli pubblici, aggiungendo che il graduale addio a una situazione di tassi molto bassi potrà avere anche effetti positivi. La tranquillità del ministro si basa - oltre che sulla sua visione di economista - anche su una serie di fattori che sono stati ben analizzati al Tesoro, dove c'è la cabina di regia che gestisce il debito dello Stato. Alcuni di questi elementi, che inducono a un (pur sempre cauto) ottimismo, sono legati alla struttura dei nostri titoli di Stato e alle scadenze tecniche dei prossimi mesi, altri guardano invece alle probabili mosse di Francoforte e a quelle di chi opera sul mercato.

Partiamo dall'Eurotower: da gennaio ridurrà del 50% per cento i propri acquisti di bond governativi, passando da 60 a 30 miliardi al mese. Ma come è stato già chiarito, il dimezzamento dell'impegno netto non equivale ad un'analoga riduzione del sostegno in termini lordi, perché nel 2018 andranno a scadenza molti titoli acquistati nel corso di questo programma e anche prima, nel 2011. L'impegno è rinnovarli se possibile nello stesso mese e comunque al massimo entro tre: dunque, di fatto la presenza del bazooka della Bce sui mercati continuerà a farsi sentire con una potenza di fuoco non troppo diversa.

Certo, all'avvicinarsi della scadenza del 30 settembre un po' di nervosismo potrebbe serpeggiare, ma Mario Draghi a metà dicembre ha ripetuto che la data va intesa come aperta ed è probabile che il Consiglio direttivo faccia conoscere le proprie intenzioni con adeguato anticipo.

LE LINEE GUIDA
In questo contesto, il Mef sta per rendere disponibili, come di consueto a fine dicembre, le linee guida sulla gestione del debito. I dodici mesi del 2017 erano molto impegnativi per quanto riguarda la quantità di titoli da rinnovare, in particolare sul fronte del medio-lungo termine. Quello che sta per arrivare sarà invece un anno decisamente meno carico e più ordinario. Anche il profilo delle scadenze si presenta piuttosto regolare. Il Tesoro - dalla cui squadra uscirà a fine gennaio Maria Cannata, in pensione dopo 17 intensi anni come direttore del Debito pubblico - si prepara quindi a un'annata senza particolari sbalzi, favorita anche dal clima positivo di fine anno. Un periodo in cui - in una situazione di mercato vivace - sono state possibili alcune operazioni di limatura sotto forma di concambi e buy-back. Di sicuro nel 2018 un elemento di stabilità sarà rappresentato dal Btp-Italia: nonostante non ci siano scadenze nell'anno, il titolo legato all'inflazione, sempre molto gradito dai risparmiatori, sarà offerto almeno una volta se non due.

IL CALENDARIO
Si può scommettere che se ci saranno emissioni di tipo particolare non verranno inserite in calendario intorno al mese di marzo, quando l'attenzione non solo delle cancellerie europee ma anche degli operatori di mercato sarà concentrata sulle elezioni politiche italiane e poi sul processo di formazione del nuovo governo, che si presenta prevedibilmente complicato. Storicamente l'instabilità fa paura a chi tratta il debito sovrano ma, come ha fatto notare di recente il premier Paolo Gentiloni, in Europa questa non sembra più essere un'esclusiva italiana. Finché non nascerà un nuovo esecutivo resterà comunque in carica quello attuale; poi è chiaro che quando il cambio della guardia avverrà, il nuovo inquilino di Palazzo Chigi (e quello di Via XX Settembre) dovranno dare segnali chiari sulla volontà di attuare le riforme e di non compromettere il percorso di risanamento finanziario. E da fuori si guarderà con attenzione anche alla ripresa del programma di privatizzazioni, che potrà dare un contributo pur se limitato alla discesa del rapporto debito/Pil.
 
2017-12-21 00:00:00
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