La scommessa si chiama Pir
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di Roberta Amoruso
Ora o mai più. La scommessa della Borsa italiana di fare il salto dal 19esimo posto della classifica delle Borse mondiali per capitalizzazione si giocherà tutta nei prossimi due o tre anni. Ma sarà il 2018 a dire se davvero il lancio dei Pir (con tanto di bonus fiscale) e gli sconti alle quotazioni di Pmi promossi dal governo funzioneranno a dovere arrotondando liquidità e capitalizzazione a Piazza Affari. E allora anche le performance potrebbero dare più soddisfazioni.

Negli ultimi 10 anni Piazza Affari è stata la peggiore Borsa nel mondo. I numeri non lasciano dubbi. Ma per i titoli Star il bilancio è ben diverso. Segno che l'indice delle aziende a media capitalizzazione ha una marcia diversa. E magari anche grazie ai Pir che per Dna devono investire almeno il 70% delle risorse raccolte in imprese che operano in Italia, di cui il 30% in Pmi quotate (in tutto il 21%). Quindi, dopo i 2 miliardi incanalati sulle Pmi dall'inizio del 2017, potrebbero arrivare risorse per altri 12 miliardi nei prossimi quattro anni, se le previsioni saranno confermate. Dunque, ecco ulteriori potenzialità di crescita.

Del resto il lancio dei Piani individuali di investimento un anno fa ha già superato ogni più rosea previsione. E la raccolta complessiva che quest'anno dovrebbe superare 10 miliardi, potrebbe andare oltre i 70 miliardi nel bilancio dei cinque anni, secondo le ultime stime (le previsioni iniziali parlavano di 18 miliardi nel quinquennio). Un fenomeno che secondo le valutazioni del presidente di Mediolanum, Ennio Doris, potrebbe provocare da 1.000 a 1.500 nuove Ipo nel giro di pochi anni.

Si vedrà. Intanto dopo le circa 40 nuove Ipo del 2017, nel 2018 dovrebbero verificarsi almeno altri 50 debutti tra Aim e Mta, promette l'amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi. E guai a parlare di bolla. Secondo uno studio Prometeia-Ipsos, «il confronto tra le performance dei diversi indici mid-small cap rispetto all'andamento del Ftse Mib mostra come in realtà le piccole e medie imprese italiane abbiano realizzato variazioni positive in termini assoluti anche nel corso degli ultimi 3 e 5 anni», quando l'idea dei Pir non era nemmeno nata. «Inoltre si legge nel rapporto queste performance sono state ottenute anche con una volatilità marcatamente più bassa degli indici large cap».

Merito soprattutto della composizione diversa dell'indice mid-small cap da quello generale, spiegano gli epserti. In particolare, «il peso del settore finanziario all'interno del Ftse Mib è circa il doppio (poco più del 15 per cento) di quello degli indici azionari di più piccola capitalizzazione», più esposti su industria e servizi o comunque verso settori che hanno visto una revisione al rialzo delle stime sugli utili. Più in generale, però, secondo i più convinti sostenitori dei Pir, a preservare la Borsa dal rischio bolla ci penserà la truppa di nuove Ipo che arriverà nei prossimi anni, cruciale nella capacità di allargare gli strumenti in cui investire, almeno quanto la decisione del governo di estendere anche al settore immobiliare le possibilità di investimento degli stessi Pir. Non solo. Secondo Ir Top lo sconto del 50% delle spese di consulenza per quotazione delle Pmi inserito nella nuova Legge di stabilità potrebbe raddoppiare le attuali dimensioni del mercato Aim Italia, generando un importante incremento del numero dei prossimi collocamenti.

IL BILANCIO DI 10 ANNI
In attesa di vedere i numeri, per Piazza Affari resta il bilancio amaro degli ultimi dieci anni. La Borsa di Milano è riuscita a fare peggio persino di Lisbona, Mosca e Madrid, stando alla consueta ricerca Indici e dati realizzata dall'ufficio studi di Mediobanca. Così si scopre che 100 euro investiti in Piazza Affari nel 2006 si sono oggi ridotti a 83,6 (il rendimento è negativo dell'1,6% per ogni anno) incluso il reimpiego dei dividendi. Nemmeno a dirlo, l'indice migliore è il Nasdaq, che invece nello stesso periodo ha più che triplicato il valore di partenza. Mentre la media dei Btp, il titolo per eccellenza dei risparmiatori più prudenti, ha assicurato un rendimento annuo del 4,9%.

A ben vedere, però, non sono pochi i titoli che hanno marciato controcorrente. Solo per fare alcuni esempi, 100 euro investiti nel 2006 in azioni Ima, il colosso del packaging che ha recentemente quotato con successo anche la costola Gima TT, varrebbero oggi circa 1.266 euro. A seguire il gruppo Reply (100 euro di 10 anni fa oggi sarebbero 1.238), Brembo (1.061 euro) e Recordati (1.032). Lì dove più in generale lo stesso investimento nell'indice Star delle medie aziende equivale a 250 euro.

Come è noto, a penalizzare il listino delle big di Piazza Affare è quel suo Dna storico fortemente finanziario. Dal 1938 gli unici due titoli del listino principale che hanno battuto l'inflazione sono stati Generali (che senza dividendi ha assicurato il 4,5% annuo) e Caltagirone spa (1,4%) ma la stessa ricerca conferma che da tempo a pesare sul listino generale di Piazza Affari è proprio la forte incidenza dei titoli bancari, che nel loro complesso negli ultimi dieci anni hanno prodotto una perdita media annua del 10%. Di più: 100 euro investiti nel 2006 nel solo settore del credito italiano, ora sarebbero ridotti a soli 31 euro.

PROFITTI GARANTITI
La consolazione per Piazza Affari è però nel bilancio. A quanto pare negli ultimi dieci anni Borsa italiana ha assicurato circa due terzi dei profitti realizzati dall'intero London Stock Exchange. L'anno scorso l'utile netto della società che gestisce Piazza Affari è stato di 146 milioni rispetto ai circa 177 registrati dall'intero gruppo. Anche la redditività di Borsa Italiana spa è tra le migliori nel mondo: il margine operativo netto del 2016 è stato infatti di 165 milioni e l'utile rappresenta il 57% del capitale netto. Rispetto a Londra una grande differenza sta anche nel numero dei dipendenti: a Milano sono circa 500 sul totale di 3.748 dell'intero gruppo. Se anche la capitalizzazione, oggi ridotta intorno a un terzo del Pil del Paese, facesse la sua strada, il bilancio sarebbe senza dubbio di gran lunga migliore.

 
2017-12-21 00:00:00
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