Manovra, così il sostegno ai nuclei si disperde in una giungla di sconti e procedure
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di Luca Cifoni
ROMA In Italia il sostegno finanziario alle famiglie, pur se inferiore a quello di altri Paesi, non è affatto inconsistente ma si disperde su una pluralità di strumenti con conseguenze negative sia sulla semplicità delle procedure che sull’efficacia dell’aiuto stesso. Di fatto i nuclei familiare si trovano a dover richiedere prestazioni diverse ad enti diversi misurandosi su criteri differenziati ad esempio in tema di reddito (individuale, familiare o Isee). Il panorama è diventato ancora più complesso negli ultimi tempi con la messa a punto di specifici “bonus”. Un caso particolare è dato dal Rei (reddito di inclusione) che non è tanto un sussidio alle famiglie ma piuttosto uno strumento di contrasto alla povertà e in quanto tale sostituisce altre forme di aiuto già esistenti.

Detrazioni/ Resta la soglia per i figli carico
​Le regole Irpef prevedono una detrazione che parte da un massimo teorico di 950 euro per ogni figlio a carico (1.350 se disabile) per ridursi progressivamente al crescere del reddito, azzerandosi quando questo raggiunge i 95mila euro; la soglia è proporzionalmente più alta se i figli sono più di uno. La detrazione di regola viene divisa al 50 % tra i genitori. Non ci sono limiti di età ma per essere considerato a carico il figlio non può avere un reddito superiore a 2.840,51 euro l’anno. Nella legge di Bilancio si è discusso di alzare questo tetto che risale a oltre 20 anni fa; ma per ora è rimasto invariato.

Assegni/ Gli autonomi sono penalizzati
L’assegno al nucleo familiare è un beneficio riconosciuto ai lavoratori dipendenti sulla base del reddito familiare, erogato normalmente con la retribuzione mensile oppure in alcuni casi direttamente dall’Inps. I figli fanno parte del nucleo familiare fino ai 18 anni o fino ai 21 se studenti. Gli importi sono graduati in base al reddito e alla numerosità della famiglia. Esistono poi altri assegni (più modesti) per alcune categorie di lavoratori autonomi, mentre i Comuni riconoscono un particolare assegno alle famiglie con almeno 3 figli che abbiano però un Isee basso (sotto i 8.556 euro).

Il premio/ Una tantum a tutte le madri
Il premio alla nascita è stato introdotto a partire da quest’anno, aggiungendosi ad altre forme di sussidio esistente, con l’obiettivo dichiarato di dare un riconoscimento finanziario alla maternità indipendentemente dai livelli di reddito e di patrimonio della famiglia. Il beneficio è quindi potenzialmente rivolto a tutte le mamme italiane; può essere richiesto già dopo il settimo mese di gravidanza e ha un importo una tantum pari a 800 euro. La domanda va fatta all’Inps che richiede di presentare l’opportuna certificazionemedica. 

Il bonus/ Contributi in base al reddito Isee
Il bonus bebè che il Senato ha deciso di rendere strutturale, riducendone però l’importo a partire dal 2019 e limitandone la fruizione ad un solo invece che tre, era entrato in vigore a partire dal 2015 anche con l’obiettivo di favorire la natalità. A differenza di altre forme di sostegno alla famiglia viene riconosciuto fino ad un tetto di 25mila euro calcolato in termini di Isee, l’indicatore che tiene conto anche della situazione patrimoniale. Soprattutto nel primo anno questo ha fatto sì che il bonus fosse riconosciuto ad una quota di nuclei familiari minore rispetto a quella stimata. 

Disabilità/ Sgravi per badanti e sussidi diretti
È una delle ultime novità della legge di Bilancio: un fondo da 60 milioni (20 l’anno per 3 anni) da destinate a forme di sostegno ai cosiddetti caregivers, persone che si prendono cura direttamente in prima persona di parenti malati o invalidi. Con una finalità simile esiste una specifica detrazione Irpef nel caso in cui la famiglia decida invece di fare ricorso ad una badante professionale per assistere persone non autosufficienti. In questo caso si ha diritto a detrarre il 19 per cento su una spesamassima di 2.100 euro; c’è però un tetto di reddito fissato a 40mila euro. 

Asili nido/ Tre tipi di aiuto non cumulabili
Sono ben tre le forme di sostegno alla frequenza dell’asilo nido. Da quest’anno è in vigore un bonus con un importo massimo di 1.000 euro l’anno (su 11 mesi) senza limite di reddito per la famiglia ma un tetto di spesa complessivo: non tutti hanno quindi la certezza di fruirne. Questo beneficio è cumulabile con un altro contributo (alternativo al congedo parentale) che arriva fino a 600 euro al mese per un massimo di sei, purché non sia fruito nelle stesse mensilità. Non è cumulabile invece con la detrazione Irpef per la stessa finalità (19% su una spesa massima di 632 euro l’anno per figlio).
2017-11-29 09:33:22
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