Diversificazione e internazionalizzazione: così è cambiata la strategia del gruppo Caltagirone
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di Andrea Bassi
Sembra passato un secolo. Eppure sono trascorsi soltanto 10 anni da quando la Francia si chiuse come un riccio di fronte al tentativo di Enel di acquistare Suez, la società fondata nel 1858 da Ferdinand de Lessep per finanziare il progetto del canale che collega il Mediterraneo all'Oceano indiano. Per reagire a quel tentativo di scalata, l'Eliseo fece convolare a nozze i due grandi gruppi energetici transalpini, Gaz de France e la stessa Suez. Oggi questo colosso europeo si chiama Engie, e conserva il controllo di Suez, diventato intanto uno dei principali operatori nel settore idrico e del riciclo dei rifiuti. Opera in 70 Paesi fornendo acqua potabile a 92 milioni di persone, e raccogliendo spazzatura per altri 34 milioni di cittadini, riciclando ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti. Non era scontato insomma, che aprisse le porte ad un socio industriale estero. Ma con il gruppo Caltagirone c'è una conoscenza decennale, maturata in Acea, dove la lunga permanenza comune nell'azionariato, ha permesso di cementare i rapporti. E l'ingresso del gruppo romano con una quota del 3,5% all'interno di una società con queste caratteristiche, è coerente con la strategia di diversificazione e di internazionalizzazione intrapresa negli ultimi anni.


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2016-07-29 00:00:00
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