Ilva, Arcelor Mittal conferma 4mila esuberi: sindacati in rivolta
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Doccia fredda sull'Ilva, dopo che ieri Arcelor Mittal ha confermato l'intenzione di assumere per la società, direttamente o attraverso proprie affiliate, 10 mila lavoratori. Circa 9.600 in Italia, 7.600 impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti a cui aggiungere la forza lavoro delle controllate, 160 dipendenti in forze aIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia, i 45 dirigenti in funzione più i dipendenti francesi delle società Socova, Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo. A ufficializzare le cifre - che di conseguenza evidenziano circa 4 mila esuberi da gestire - è stata la comunicazione con cui i Commissari straordinari hanno formalizzato l'avvio della procedura ex art. 47 legge 428/1990.

Il documento ribadisce inoltre «che non vi sarà continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità». Dal governo il vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova ha affermato che «il Governo ribadisce che al termine del confronto nessun lavoratore rimarrà senza tutele reddituali e occupazionali. Mi auguro che lunedì si avvii una trattativa che porti a una intesa soddisfacente in tempi rapidi».

Ma le parole del governo non hanno placato l'irritazione dei sindacati, che avrebbero sperato in uno scenario contrattuale migliore. Arcelor Mittall conferma di essere «inaffidabile e arrogante», è stato il giudizio della leader Fiom, Francesca Re David che sottolinea la obbligatoria «accettazione delle condizioni imposte dall'azienda, con sottoscrizione di verbale di conciliazione tombale, rinunciando quindi all'anzianità di servizio e all'integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile».

Se per la Fiom, sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal,
«non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale», Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, parla di «condizioni inaccettabili: così un accordo sindacale è impossibile». Palombella spiega che il sindacato è «pronto a un confronto duro, perché non si può tutelare la produzione senza fare altrettanto a favore degli addetti che ci lavorano». E dalla Fim il segretario generale Fim, Marco Bentivogli, osserva che «a due giorni dall'avvio del negoziato, se queste sono le condizioni di partenza, il piede è quello sbagliato. Ci si prospettano presupposti ancora più arretrati rispetto a quanto concordato tra l'acquirente e la gestione commissariale. Se tale approccio sarà confermato nell'incontro di lunedì è chiaro che il ricorso alla mobilitazione generale diventerà inevitabile».
2017-10-07 15:51:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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3 commenti presenti
io penso che anche questa volta pantalone farà la sua parte!....e poi con gli scioperi è ormai risaputo non si crea vera occupazione ....
Commento inviato il 2017-10-07 17:35:30 da 1pier
Siamo i soliti ridicoli governanti di sempre, ma quando è stata ceduta dico un minimo di tutele li vuoi prendere? Sparso veleno in un vastissimo territorio non hanno pagatu nulla e non siamo riusciti nemmeno ha tutelare i posti di lavoro.
Commento inviato il 2017-10-08 07:51:59 da Domenico50
L’atteggiamento di Arcelor Mittal sconcerta, ma viene spontanea, al lettore comune, quivis de populo, un’obiezione alla metodologia che, in questi casi, seguono tutti i giornali. Perché si intervistano solo i sindacati e non si vanno mai ad interpellare i dirigenti e gli amministratori delle società che decidono, tentano o impongono riduzioni della forza lavoro? Avranno pure delle ragioni da esporre e solo informando i lettori di esse il pubblico potrà farsi un’idea corretta e valitare se si tratti di prava ricerca di sfrenato profitto o di esigenze economiche reali, causate da un contesto più generale e complesso, sul quale davvero la politica, se fosse seria e non vuotamente parolaia (“nessuno perderà reddito...”) dovrebbe cercare di intervenire in modo serio.
Commento inviato il 2017-10-08 11:05:45 da apotista
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