Istat, pil +0,8% nel 2015. Cala deficit/pil e pressione fiscale. Renzi: gufi stanno a zero
Immagine
Il Pil che torna a crescere dopo tre anni di cali, il rapporto deficit/Pil che scende insieme alla pressione fiscale: gli ultimi dati Istat fanno esultare il premier Matteo Renzi.

Nel 2015 il Pil italiano è aumentato dello 0,8%, tornando a crescere dopo tre anni di cali, comunica l'Istat con riferimento al Prodotto interno lordo in volume. Una prima stima dell'Istituto, diffusa a metà febbraio e basata sui trimestri, aveva dato il Pil a +0,7%. La previsione contenuta nella nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre indicava un +0,9%. 
L'Istat ha rivisto al rialzo di 0,1 punti percentuali il tasso di variazione del Pil per il 2014, da -0,4 a -0,3% (dati in volume). «Il Pil in volume resta ancora al di sotto del livello registrato nel 2000».

Il rapporto deficit/Pil nel 2015 è stato pari al 2,6%, dopo il 3% del 2014. L'indebitamento in rapporto al Pil è in linea con le stime del Documento di economia e finanza del governo ed è il più basso dal 2007, riportando l'orologio agli anni precedenti la crisi finanziaria. Il surplus primario (al netto degli interessi sul debito) si riduce invece all'1,5%, il più basso dal 2011.«In valore assoluto l'indebitamento è di -43.101 milioni di euro, in diminuzione di oltre 5,5 miliardi rispetto a quello dell'anno precedente». L'Istat, riporta i dati relativi al 2015 che ha visto un miglioramento del rapporto deficit Pil, passato da -3% a -2,6%, in linea con le previsioni del Governo.

Nel 2015 il debito italiano è 132,6% del Pil, il massimo dal 1995, da quando cioè sono state ricostruite le serie storiche (nel 2014 si attestava al 132,5%). Il dato è inferiore alle previsioni del Governo nella Nota di aggiornamento del Def, che indicavano un rapporto del 132,8%. In valore assoluto, il debito del 2015 si attesta a circa 2.170 miliardi di euro, un livello record.

La pressione fiscale nel 2015 si attesta al 43,3% del Pil, il livello più basso dal 2011 quando aveva segnato 41,6%, certifica l'Istat notando il calo di tre decimali di Pil rispetto al 43,6% del 2014.


A gennaio il tasso di disoccupazione è stato pari all'11,5%, pressoché invariato dal mese di agosto. Anche la stima dei disoccupati a gennaio è stabile, sintesi di un calo tra gli uomini e di una crescita tra le donne. Sono le stime diffuse oggi dall'Istat. A gennaio, prosegue l'istituto di statistica, la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,4% (-63 mila). Il calo è determinato dalla componente femminile e riguarda soprattutto le persone tra i 50 e i 64 anni. Il tasso di inattività scende al 35,7% (-0,1 punti percentuali).

Per quanto riguarda gli occupati, dopo il calo di dicembre 2015 (-0,2%), a gennaio 2016 la stima cresce dello 0,3% (+70 mila persone occupate), tornando al livello di agosto. La crescita è determinata dai dipendenti permanenti (+99 mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28 mila) e gli indipendenti restano sostanzialmente stabili. L'aumento di occupati riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di occupazione, pari al 56,8%, cresce di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo novembre 2015-gennaio 2016 si registra il calo delle persone inattive (-0,3%, pari a -43 mila) a fronte di un lieve incremento dei disoccupati (+0,3 %, pari a +9 mila) e una sostanziale stabilità del numero delle persone occupate. Su base annua il numero di occupati è in crescita dell'1,3% (+299 mila), mentre calano sia i disoccupati (-5,4%, pari a -169 mila) sia gli inattivi (-1,7%, pari a -242 mila).

Nel 2015 gli investimenti fissi lordi in Italia tornano a crescere, con un aumento dello 0,8%. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che si tratta del primo rialzo dopo 8 anni: l'ultima variazione positiva risale al 2007.


«Nel 2015 l'agricoltura ha fatto segnare il più alto aumento di valore aggiunto con un +3,8%, l'export agroalimentare ha toccato la soglia record di 36,8 miliardi di euro con +7,5%, l'occupazione giovanile è aumentata del 16% con oltre 20 mila nuovi posti di lavoro. Numeri che parlano da soli della capacità del settore di essere protagonista. È questa la fotografia del comparto nell'anno di Expo Milano 2015, un evento nel quale l'Italia ha
saputo fare squadra e presentarsi unita. Sono dati che ci incoraggiano e ci dicono che il lavoro che stiamo facendo
sta dando frutti, da Campolibero al pacchetto giovani fino al piano di internazionalizzazione del Made in Italy. Risultati  che tuttavia non ci fermeranno perché sappiamo che ancora molto lavoro si deve fare a partire da
alcuni settori agricoli oggi in difficoltà
». Così il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina sui dati Istat. «Con questo spirito siamo in campo ogni giorno per favorire la crescita e sostenere il comparto, con tre priorità assolute: tutelare il reddito di chi vive di agroalimentare, favorire il ricambio generazionale e organizzare su
basi nuove le nostre filiere eccellenti. Non è un caso - aggiunge Martina - che nella legge di stabilità l'agroalimentare abbia avuto una centralità assoluta: da quest'anno tagliamo del 25% la pressione tributaria sulle aziende, cancellando Irap e Imu sui terreni che da sole valevano 600 milioni di euro. Con lo stesso obiettivo - conclude il Ministro - abbiamo proposto una riforma della nostra organizzazione per approdare a un vero e proprio
Ministero dell'Agroalimentare italiano in grado di dare unità e forza al settore. Non si tratta certo solo di un cambio di denominazione, ma di una scelta strategica figlia delle necessità e delle potenzialità del comparto,
sempre più attore protagonista decisivo del nuovo modello di sviluppo del Paese
».

 
2016-03-01 10:22:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA
DIVENTA FAN DEL MESSAGGERO
CONDIVIDI NOTIZIA
CERCA
TUTTOMERCATO