Caso Acea, la Raggi parla e i romani perdono 71 milioni
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di Andrea Bassi e Massimo Martinelli
ROMA - Se avesse voluto volontariamente demolire in Borsa una società quotata, forse Virginia Raggi non avrebbe saputo da dove cominciare. E invece l'impresa le è riuscita parzialmente, senza che neppure se ne accorgesse. Perché solo ieri il titolo della multiutility Acea, che per il 51 per cento è di proprietà del Comune di Roma, ha perso il 4,73 per cento, che tradotto in euro fa circa 142 milioni. Settantuno dei quali sono, anzi erano, del Campidoglio (più o meno trenta euro per ogni romano).

Cosa c'entra la candidata sindaco del M5S è ben spiegato nei report di alcune società di intermediazione mobiliare che ieri hanno declassato il livello di affidabilità del titolo Acea, ritirando il consiglio di acquistarle (in gergo, “Buy”) e inserendolo in quelli da tenere, per il momento, in stand-by (in gergo, “hold”). Tutto merito di una frase tanto demagogica quanto irresponsabile, che la candidata Raggi, certamente inesperta di vicende di Borsa, ha lanciato nel salotto del talkswhow “L'Intervista” su Sky Tg24 domenica scorsa: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea - ha detto con leggerezza la Raggi - una cosa che faremo di sicuro é cambiare il management».
I mercati hanno impiegato 48 ore per pesare quelle parole irresponsabili e inserirle tra le variabili in grado di incidere sul futuro della società, che con l'attuale management ha avviato una ristrutturazione interna ispirata ai principi di trasparenza e legalità. E il giudizio è stato impietoso, a cominciare dagli analisti di Equita, una delle principali società di intermediazione finanziaria, che ha così motivato il declassamento: «Considerate le affermazioni del Movimento 5 Stelle di voler cambiare il management di Acea, riteniamo che il rischio elezioni stia aumentando e quindi passiamo ad hold».

Che Virginia Raggi non abbia assolutamente compreso la portata distruttiva del suo intervento, lo dimostra il tenore delle altre dichiarazioni che ha rilasciato: «Chiamare Acea società pubblico­privata fa un po' ridere. Perchè anche in quel caso, l'azionista di maggioranza, cioè noi, fa l'interesse dei privati. Solo quest'anno l'Acea dovrebbe chiudere con un utile di esercizio di 50 milioni. Sicuramente questo tipo di gestione é in perfetto contrasto con il risultato del referendum del 2011 perchè con l'acqua non si devono fare profitti». Inventandosi dunque che il quesito referendario riguardasse la possibilità di fare utili nella gestione idrica, mentre riguardava argomenti diversi. Inoltre la Raggi ha completamente ignorato una realtà assoluta del mondo dell'economia: e cioè che quando una società decide di quotarsi in Borsa e di fare quindi affidamento anche sul capitale dei privati, il suo unico scopo diventa appunto quello di realizzare quei profitti che a lei fanno sorridere. L'inesperienza di Virginia Raggi, che con la sua battuta ha probabilmente rovesciato il giudizio positivo che aveva dato di lei persino L'Economist, viene fuori anche dalla definizione di “utile di esercizio” che ha utilizzato per indicare quello che è in realtà il dividendo di 50 milioni.
Capiamo che la candidata che non ha nessuna esperienza amministrativa o finanziaria parli senza rendersi conto dei danni che fa, quando ancora non è eletta. Il problema è: cosa succederà se diventerà sindaco?
2016-03-24 03:54:44
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