Lavoro, più tutele alle partite Iva, 700 milioni contro la povertà
Immagine Padoan
di Andrea Bassi e Luca Cifoni
Un provvedimento contro la povertà che vale quest'anno 700 milioni E poi un “jobs act” per le partite Iva, quei lavoratori autonomi rimasti fuori fino ad oggi dalle riforme del governo Renzi ma che rappresentano una buona fetta della nuova occupazione. Con questi due interventi il governo prova a riprendere il filo della sua azione, dopo che per settimane aveva dovuto lasciare il passo all'emergenza delle crisi bancarie. Sulle partite Iva la linea di marcia è quella di dare qualche diritto e qualche certezza in più a chi ha un contratto da autonomo. Come per esempio il divieto per il datore di lavoro di cambiare unilateralmente le condizioni del contratto, o di recedere senza un congruo preavviso, o ancora di prevedere tempi di pagamento superiori a 60 giorni.

Gli autonomi avranno anche incentivi fiscali per la loro formazione. Potranno dedurre il 100% le spese sostenute per aggiornarsi, anche se nel limite di 10 mila euro l'anno. Una norma molto attesa dal comparto. Così come avranno a disposizione all'interno dei Centri per l'impiego di uno sportello a loro dedicato per ricollocarsi. Le partite Iva potranno anche partecipare agli appalti pubblici e concorrere all'assegnazione dei fondi europei.

INCENTIVI FISCALI
Ma ad essere rafforzate saranno anche le garanzie. Maggiori tutele ci saranno per maternità, infortuni e malattie. In caso di assenza prolungata, al massimo 150 giorni l'anno, per ragioni di salute, il rapporto non potrà essere interrotto, ma solo sospeso senza stipendio. L'indennità di maternità, poi, verrà pagata anche se la neo mamma continua a lavorare. A differenza di quanto avviene nel lavoro subordinato, infatti, spesso per una partita Iva non è possibile fermarsi per non mancare una scadenza. Quanti lavoratori coprirà il jobs act delle partite Iva? Secondo la Cgia di Mestre, in realtà, pochi. Gli autonomi sono in tutto 3,9 milioni, ma il provvedimento interessa solo quelli iscritti alla gestione separata dell'Inps, che non poco più di 220 mila, il 6% del totale.

LE ALTRE NOVITÀ
Il provvedimento, un disegno di legge collegato alla finanziaria, approvato ieri, introduce anche un'altra novità: il lavoro agile. Non si tratta di un nuovo contratto, ha voluto sottolineare il ministro del lavoro Giuliano Poletti, ma solo di una modalità flessibile di esecuzione del lavoro subordinato. Il lavoratore potrà prestare la propria opera, in parte, anche da casa. Una via già oggi battuta da grandi aziende come Vodafone o Enel, ma non ancora regolamentata. Chi accetterà di operare in questo modo, non potrà essere penalizzato nello stipendio e avrà gli stessi diritti e gli stessi orari degli altri lavoratori.

Anche la legge sul contrasto alla povertà è l'attuazione di un impegno preso lo scorso autunno con la manovra finanziaria, che aveva predisposto per questo obiettivo una dote complessiva di 700 milioni nel 2016. Lo stanziamento è destinato a crescere negli anni successivi e potrà essere ulteriormente finanziato con i risparmi provenienti dal riordino delle prestazioni assistenziali. L'obiettivo di fondo è ambizioso, dotare l'Italia di uno strumento generale di contrasto alla povertà che finora è rimasto allo stato di progetto. Si dovrebbe trattare di un «sostegno economico condizionato all'adesione ad un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa»: dunque da una parte servizi alla persona per coloro che si trovano in una situazione di particolare fragilità, dall'altra il tentativo di superare la situazione di bisogno attraverso l'ingresso nel mondo del lavoro: gli interessati dovranno quindi accettare di fare questo percorso.

La platea dei beneficiari è stata delineata dal ministro Poletti: 280 mila famiglie, 550 mila bambini (verso i quali è orientato in particolare il piano), complessivamente 1,15 milioni di persone.
2016-01-29 03:48:12
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