Tim-Telecom accelera sugli investimenti in Italia: 12 miliardi in 3 anni
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di Roberta Amoruso
Tim-Telecom accelera sugli investimenti in Italia. L’impegno per i prossimi tre anni è di 12 miliardi rispetto ai 10 miliardi del piano precedente, di cui 3,7 miliardi per la fibra ottica. E più della metà del totale (6,7 miliardi) sono puntati sulla «componente innovativa».

Altrettanto chiaro l’obiettivo: portare banda larga e Internet veloce all’84% della popolazione (rispetto al 75% fissato per il 2017). Non solo. Nei piani del gruppo presentati oggi a Londra agli analisti, entro il 2018 il 98% della popolazione dovrebbe essere raggiunta dal 4G. Che il gruppo Telecom avesse nel cappello un aumento significativo degli investimenti in Italia era un po’ nelle attese degli analisti. Sarà questa una mossa legata anche alle pressioni del governo, che vuole un’accelerazione degli investimenti sulla banda larga?, si chiedono gli
analisti di Societé Generale nella nota giornaliera di commento al piano ai risultati del 2015.

Per il resto il mercato sembra aver accolto con una certa freddezza i dati sul quarto trimestre 2015 e quindi sull’intero anno. Il titolo del gruppo guidato dall’ad Marco Patuano e dal presidente Giuseppe Recchi sta perdendo
in Piazza Affari oltre il 4%. Appesantito anche dalle dichiarazioni che arrivano da Parigi, con il numero uno del gruppo Orange pronto a chiarire che «non esiste alcun progetto di fusione con Telecom Italia».

Tornando ai numeri, in gran parte in linea con le previsioni degli analisti, Tim-Telecom Italia chiude il 2015 con con un calo a due cifre dell'Ebitda e un aumento del debito, dati appesantiti però da poste negative non ricorrenti. L'Ebitda del 2015 è pari a 7 miliardi di euro e diminuisce del 17,9% su anno a livello organico. L'Ebitda di gruppo sconta l'impatto negativo di oneri non ricorrenti, inclusi costi per ristrutturazioni, per 1,076 miliardi, senza i quali avrebbe segnato un calo organico del 4,5%. Dinamica simile per l'Ebitda domestic, pari a 5,567 miliardi (-20,4% organico), con oneri non ricorrenti per 1,028 miliardi, senza i quali avrebbe segnato -4,9%.

L'indebitamento finanziario netto rettificato ammonta a 27,278 miliardi di euro a fine 2015. In questo caso pesano, spiega la società, gli effetti di iscrizione di un maggior indebitamento per leasing finanziari legati al progetto immobiliare, alla retro-locazione di quota parte delle torri in Brasile, all'impatto netto negativo dei riacquisti di obbligazioni proprie. In generale, però, gli analisti hanno apprezzato la solidità del mercato interno, Soc Gen in testa che come Banca Akros ha sottolineato la crescita dei ricavi dei servizi del mobile proprio sul mercato interno nel quarto trimestre (0,1%), rispetto al dato sul fisso (-3,1%) penalizzato invece da un confronto non omogeneo sul 2014.

Sulla stessa linea gli analisti di Mediobanca, che mantengono tuttavia un focus sul debito, con un obiettivo a tre volte l'Ebitda contro il due dei concorrenti europei.

ALTRO PASSO AVANTI PER VIVENDI
Sul fronte azionario fanno un altro passo avanti i francesi di Vivendi. Cade, infatti, il divieto di concorrenza per i consiglieri di amministrazione francesi di Tim-Telecom Italia, espressione del socio Vivendi appunto, eletti dall’assemblea il 15 dicembre scorso. Un’istruttoria «condotta con il supporto di esperti legali e aziendali», sostiene infatti il cda, ha «accertato che non sussistono i presupposti perché trovi applicazione il divieto di concorrenza a carico dei suddetti amministratori, avuto riguardo alle attività da questi esercitate così come descritte nei rispettivi curricula vitae».

Dunque il cda ha poi deliberato l’aumento da cinque a sei membri del Comitato per il controllo e i rischi, chiamando a farne parte la consigliera indipendente Félicité Herzog, oltre a integrare il Comitato per le nomine e la remunerazione (dopo l’uscita del consigliere Fitoussi) con la nomina di Arnaud de Puyfontaine, ad di Vivendi, e Stéphane Roussel, chief operating officer del gruppo


 
2016-02-16 15:29:11
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