Claudio Patalano e il fenomeno degli omicidi di impresa: prevenire consapevolmente si può
Immagine Gli angoli bui del processo al gruppo bancario Delta, commissariato nel 2009
di Rachele Grandinetti
 «Gli omicidi di impresa sono quelli commessi da soggetti, privati e/o pubblici, che nell’esercizio delle proprie funzioni determinano la perdita della vitalità aziendale con condotte assunte per ingordigia di denaro e/o di potere, per insipienza e deresponsabilizzazione, per protagonismo mediatico o per altre simili debolezze umane. Uccidere un’impresa è un reato grave, è un reato contro la Società, perché distrugge valore e saperi, ricchezza e progetti a danno dei lavoratori e dell’ampia comunità di stakeholder». È il punto di partenza di Claudio Patalano, autore del libro “Omicidio di impresa. Il caso del Gruppo bancario Delta” (Rubbettino Editore, 2016) e presidente dell’associazione “NO O.D.I” (No Omicidi di impresa), un contenitore aperto alle esperienze, alle iniziative e alle proposte: chi entra, insomma, può raccontare la propria storia o mettere nero su bianco un finale diverso perché epiloghi come quelli del gruppo Delta non vengano replicati.

Si è tenuta all’Università della Calabria la tavola rotonda che ha visto giuristi, economisti, sociologi ed editori che, davanti ad un pubblico (di studenti e curiosi) che per cinque ore ha partecipato ad un confronto più che assistere ad una lectio, si è interrogata sulle dinamiche del fenomeno. È il 2009 quando il gruppo nato nel 2002 vede un commissariamento che lo porterà alla morte per cause naturali, per pura distrazione, per infiltrazioni letali. Sono trascorsi otto anni durante i quali i procedimenti giudiziari non sono riusciti a fare luce sui molti angoli bui della vicenda che ha visto coinvolta a doppio filo anche la Cassa di Risparmio di San Marino. 41 gli imputati (tra cui lo stesso Patalano che, però, dopo tre sedute venne prosciolto): dopo otto anni sono ancora 40 i “pending”, ciò vuol dire che non sono mai stati sentiti da nessuna Procura «e non saranno mai sentiti - spiega lui - perché già si dice che sarà emessa una sentenza di proscioglimento. Non faranno neanche prescrivere il reato. Mentre per il processo relativo al riciclaggio, l’unica delle ipotesi di reato rimasta in piedi, ci sarà, quando ci sarà, un’apertura del dibattimento ma a carico dei dirigenti della Cassa di Risparmio di San Marino che erano anche presenti nel consiglio di amministrazione di Delta. Quindi non ci sarà mai una verità giudiziaria. Io mi auguro che qualcuno si opponga alla prescrizione e vada fino in fondo per chiedere giustizia».

“Omicidio di impresa”, infatti, pensa proprio alle vittime, allo spargimento di “sangue occupazionale”, il prezzo più caro pagato per colpa di chi, più o meno consapevolmente, ha contribuito alla fine. Parlare del gruppo Delta è parlare di un caso esemplare, è metterlo sotto una nuova lente per ingrandire quei problemi che potrebbero essere scansati. In questo caso particolare, ad esempio, Delta avrebbe potuto evitare il commissariamento? «Il “12+3” - spiega Patalano -, che sono i mesi di proroga, è durato 48 mesi e non è un dato irrilevante perché per 48 mesi il mercato non ha avuto bilancio, vuol dire che non abbiamo una storia pubblica delle evoluzioni di gestione nel periodo di commissariamento. La cosa più grave è che sin da subito il commissario è andato a smantellare le strutture commerciali. È come se io dicessi: “Ho bisogno di salvaguardare la mia famiglia però non vado a cercare lavoro”».

L’obiettivo di NO O.D.I (che si è messo in viaggio verso alcuni atenei italiani per lanciare sul tavolo l’argomento e discuterne insieme ad addetti ai lavori e studenti) è proprio questo, fare una ricerca interdisciplinare e interuniversitaria sulla fenomenologia degli omicidi di impresa. Al centro, quindi, le persone e due messaggi che Patalano vuole lanciare attraverso le sue pagine: «Mostrare sensibilità nei confronti dell’impresa prima di prendere provvedimenti che ne possano causare il decesso e avere cura dei rapporti tra le forze istituzionali: tra Procura e stampa, tra Procura e Banca d’Italia, tra Banca d’Italia e Tar. Senza continuità tra queste parti si arriva a cortocircuiti, anche non voluti ma comunque devastanti per la realtà economica di una zona».

Anche il contributo della stampa è al centro della sua riflessione: «Abbiamo già visto come alcune testate si sono dimostrate aggressive nei confronti degli indiziati dando il via ad un processo mediatico ancor prima di quello giudiziario. Invece bisognerebbe muoversi nel reale piuttosto che nella fiction. Ecco, oggi sembra ci sia una realtà che viaggia al di fuori del reale». Alla base, dice Patalano, c’è un problema culturale su come «interpretare un ruolo in modo istituzionale e non in maniera narcisista. Non c’è cultura adeguata per avere una contrapposizione dialettica». Dialogare, insomma, diventa il fulcro di una iniziativa che facendo tappa proprio nei luoghi deputati alla cultura e alla riflessione, punta alle persone, alla consapevolezza, alla tutela dei dipendenti, i primi colpiti dal boomerang della cattiva gestione di un’impresa che, come effetto, riverbera su una comunità, un territorio, un sistema Paese. 
2017-10-11 19:37:31
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