Imu, Letta pronto all’abolizione: al suo posto una Service Tax
Immagine Imu, Letta pronto all’abolizione:
al suo posto una Service Tax
PER APPROFONDIRE
di Alberto Gentili
ROMA Enrico Letta non è rimasto impressionato dalla scesa in campo, sul fronte dell’Imu, di Silvio Berlusconi in persona. Il premier sa bene che il Cavaliere, dopo la condanna per frode fiscale, ha tutto l’interesse a mostrarsi come un leader concentrato sui problemi del Paese e non come un colpevole trascinato dalle sue disgrazie giudiziarie nel vortice della depressione. Dunque, parlare di Imu per Berlusconi «è un’operazione comunicativa di ripulitura della sua immagine», per usare le parole di un alto esponente del Pd.

L’ASSALTO
Ciò detto, chiusa la parentesi di umana e politica comprensione, a palazzo Chigi filtra una certa irritazione: «Letta non ha mai parlato di azzeramento dell’Imu, ma di superamento». E poi non piace l’assalto del Pdl al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Come non va a genio, al premier e al suo entourage, che i colonnelli berlusconiani tornino a minacciare la crisi di governo cavalcando la tassa sulla prima casa. «Siamo davanti a una finta polemica. Già c’è un accordo di massima, raggiunto insieme ai tecnici del Pdl Bernardo e Capezzone», spiega Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio e braccio destro di Letta per le questioni economiche, «e questo accordo prevede che l’Imu non esisterà più, il suo superamento sarà nei fatti: si andrà verso a una service-tax, un’imposta omnicomprensiva concentrata sui valori degli immobili, sui servizi che vengono erogati alle abitazioni e sul valore dei territori dove sorge la casa. Saranno poi i sindaci a decidere se non si paga la tassa sulla prima o seconda casa».

Insomma, entro il 31 agosto l’Imu sparirà. E il Consiglio dei ministri, lo stesso giorno, azzererà definitivamente l’acconto sospeso a giugno. Costo per le casse dello Stato: 2,4 miliardi. Dopo di che, il Parlamento avrà il mese di settembre per approvare la riforma della “service-tax”, in modo da dare ai Comuni la possibilità di incassare, se decidono, la rata di dicembre e poi scrivere il nuovo regolamento fiscale per il 2014. La nuova tassa - che secondo il Tesoro rappresenta «la soluzione migliore» - ingloberà la nuova imposta sui rifiuti (Tares) e darà margini di manovra ai Comuni che potranno tassare gli immobili sfitti e consentire la deducibilità della “service-tax” dal reddito d’impresa, tenendo per sé tutti gli introiti.

L’ATTO POLITICO
«Si tratta di una vera e propria rivoluzione che soddisferà sia le richieste del Pdl di azzeramento, sia quelle del Pd di equità», spiega Paola De Micheli, vicecapogruppo vicario alla Camera e lettiana doc, «entro fine mese infatti verrà compiuto un importante atto politico: sarà stabilito il principio della non obbligatorietà della tassa sulla prima casa, demandando ai sindaci la decisione se e come applicarla. In alcune città più ricche la tassa non verrà adottata, in altre sarà fatta gravare solo sugli immobili di pregio e sui proprietari più benestanti. Il Pdl potrà dire ai suoi sindaci di cancellarla del tutto...».

Ma il vento che tira non è dei migliori. La prova sono le parole di Daniele Capezzone. L’esponente del Pdl, pur avendo partecipato alla trattativa riservata, si associa al coro dei pidiellini minacciosi. E questa distonia non è sfuggita a Letta. «La situazione per ora è fluida ma stabile», ha confidato il premier ai suoi. «Possono rompere sull’Imu, oppure sul finanziamento pubblico ai partiti, visto che il Pdl si oppone a mettere un tetto alle donazione delle persone fisiche», spiega Paola De Micheli, «ma il problema non è il pretesto, su tutto c’è una mediazione possibile». «Il punto», aggiunge un altro lettiano, «è se Berlusconi dirà ai suoi di rompere».

Finora, però, il Cavaliere ha detto e ripetuto a Letta e al capo dello Stato che «il governo deve andare avanti» e che lui non lo farà cadere. «Ma cosa accadrà», si chiede un altro esponente pd vicino al premier, «quando dovrà rinunciare alla libertà personale e decadrà da senatore? Nessuno può prevedere quali ripercussioni scatenerà l’emotività di quel momento». Così Letta, sulla cui sopravvivenza vigila il Quirinale (ieri l’incontro con Epifani) non può far altro che «lavorare, lavorare, lavorare». «Sono tranquillo e sereno», ripete il premier, «faccio il mio dovere, i risultati stanno arrivando e la ripresa economica è prossima. Ma certo, se dovesse venir meno la responsabilità di un partner di maggioranza...».
10 Ago 2013 08:14 - Ultimo aggiornamento:
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