Tagli a ospedali e statali,
sindacati in rivolta
Province verso il dimezzamento
Immagine Tagli a ospedali e statali, 
sindacati in rivolta
Cancellati 18mila posti letto
ROMA - Si delineano i tagli della spending review con la versione finale del decreto varato la notte scorsa dal governo. E in sindacati sono già in rivolta. Si va dai posti letto negli ospedali, alle province, agli statali (-10% per i funzionari e - 20% per i dirigenti, oltre alla riduzione dei buoni pasto), alla pagella on line.

I tagli agli ospedali. Entro il 30 novembre si dovrà raggiungere lo standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, arrivando a un taglio stimato in circa 18mila letti tra pubblico e privato accreditato, con una quota di pubblico "puro" che deve essere «non inferiore al 40% del totale». Nella norma sulla rideterminazione dei posti letto si specifica anche che la riduzione deve avvenire «esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse».

Con i nuovi parametri per i posti letto «rischiano di saltare circa 1000 reparti ospedalieri» e altrettanti primari. È il calcolo stimato dalla Cgil Medici. Con questi tagli, dice Massimo Cozza, si «compromettono i servizi per i cittadini» che avranno meno possibilità di ricoveri senza alternative sul territorio.

Camusso: manovra recessiva. «Ci pare, anche se ancora non siamo in possesso del testo definitivo del provvedimento, che sia in corso nei fatti un'altra manovra di carattere recessivo, nei fatti, che taglia molto lavoro più di quello che non dichiari». Così la leader della Cgil, Susanna Camusso, commenta il provvedimento sulla spending review. I sindacati lavorano anche «a preparare una piattaforma e una mobilitazione generale», ha poi ricordato la segretaria della Cgil, sottolineando come sono già iniziati, «nei prossimi giorni lo vedrete, mobilitazioni nella sanità e nelle categorie del pubblico».

La sforbiciata alle 107 Province italiane decisa dal Governo terrà conto di due criteri: l'estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore a 350 mila). Il processo di revisione prevede però, entro la fine dell'anno, anche una fase di accorpamento, mediante una procedura che vede il governo trasmettere la propria deliberazione con i criteri esatti al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, che verrà poi approvato dallo stesso Consiglio entro 40 giorni.

Le città metropolitane. Addio anche alle province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, dove nasceranno entro il 2014 le città metropolitane.

«È stata ridisegnata l'architettura istituzionale dello Stato sul territorio. L'Italia, con il taglio delle Province, compie una vera e propria svolta nell'assetto dello Stato. Basta con i microfeudi», afferma il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, commentando il dimezzamento delle province.

«È una mannaia» per i servizi pubblici. «Pagano sempre i lavoratori e i cittadini», mentre «manca il coraggio per colpire i poteri forti»: tutte le sigle dei lavoratori pubblici di Cgil e Uil (Fp-Cgil,Flc-Cgil,Uil-Fpl, Uil-Pa e Uil-Rua) bocciano il dl spending review e non escludono «uno sciopero generale di categoria a settembre».

Con la stretta sul pubblico impiego si riaccende la protesta sul fronte sindacale, che però si presenta diviso: Cgil e Uil puntano a alzare i toni annunciando un autunno caldo con tanto di possibile sciopero generale mentre la Cisl di Raffaele Bonanni dice sì «alla mobilitazione» ma in favore di una «riorganizzazione» della macchina amministrativa. Nonostante le proteste, il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi rivendica comunque il merito di aver aperto la strada a un cambiamento epocale dove il merito avrà più spazio: «Basta - dice infatti - promozioni facili. Ora la parola d'ordine deve essere riequilibrare. Non deve più accadere che in un ufficio pubblico ci siano più dirigenti che funzionari».

Da quest'anno la pagella sarà online, così come le iscrizioni alle istituzioni scolastiche (però per gli anni successivi), i registri dei professori e tutte le comunicazioni fra insegnanti e famiglie. Lo prevede la versione finale del dl sulla spending review. «A decorrere dall'anno scolastico 2012-2013 - si legge nel testo - le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line attraverso un apposito applicativo che il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca mette a disposizione delle scuole e delle famiglie.

Le istituzioni scolastiche ed educative «redigono - si legge ancora - la pagella degli alunni in formato elettronico» e «i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico». Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto il ministero predispone infine un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie.
06 Lug 2012 17:20 - Ultimo aggiornamento:
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