Alitalia-Etihad, i soci aprono alle Poste: il progetto è arrivato agli azionisti
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ROMA - Potrebbe restare aperta l’assemblea straordinaria di Alitalia di domani per approvare il rafforzamento patrimoniale da 250 milioni, ai sensi dell’articolo 2446 codice civile (perdite superiori a un terzo del capitale).

E mentre il consiglio di Cai, in un primo tempo programmato sempre per domani, sarebbe stato anticipato a mezzogiorno di oggi, l’orientamento di lasciare aperta la riunione dei soci dimostra che la proposta ultima di Poste è servita a ricomporre i dissidi con Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Come rivelato dal Messaggero di ieri, la società guidata da Francesco Caio, tramite gli advisor, ha stilato un nuovo piano. Ieri sera questo piano di cui il Messaggero è venuto in possesso, è arrivato ai soci di Cai.



I DETTAGLI

Per rispettare «i predetti termini ed obiettivi (operazione industriale e di mercato, ndr), Poste ritiene di partecipare indirettamente in New Az attraverso un veicolo societario intermedio fra Old e New Az stessa». Il piano steso da Credit Suisse e dall’avvocato Franco Gianni prevede che «tale veicolo sarà proprietario del 51% di New Az (le azioni detenute dalla Old Az saranno dotate di un privilegio nella distribuzione dei proventi derivanti dal Liquidity Event o vendita di Alitalia, ndr) al fine di consentire alla stessa Old Az il rimborso delle linee di factoring». «La Newco avrà due soli azionisti, che saranno quindi Old Az e Poste, secondo partecipazioni da discutere fra le parti, ferma restando la disponibilità di Poste di investire 38,9 milioni». Nel piano si legge ancora che per raggiungere questa struttura occorre «il conferimento da parte di Old Az del ramo di azienda Alitalia in New Az così come previsto oggi e il successivo conferimento da parte di Old Az della partecipazione di maggioranza in New Az in favore della Newco nel cui capitale parteciperà Poste».



«Vorrei spiegare - ha detto Caio - che non ci riteniamo un socio privilegiato rispetto agli altri soci di Alitalia, ma diversi sì». In ogni caso, Gian Maria Gros-Pietro (Intesa) esclude che le banche coprano la quota di Poste.

2014-07-24 00:19:00
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