Google, il pugno duro della Ue: supermulta da 4,3 miliardi
Immagine Google, il pugno duro della Ue: supermulta da 4,3 miliardi
di Jacopo Orsini
Stangata record per Google, il motore di ricerca più usato su internet. La Commissione europea ha inflitto al colosso americano una multa di 4,3 miliardi di euro per abuso di posizione dominante con Android, il suo sistema operativo per i telefonini (usato su almeno otto apparecchi su dieci di quelli che portiamo in tasca). L'accusa è quella di aver imposto fin dal 2011 restrizioni illegali ai produttori di smartphone e agli operatori di telefonia mobile. Obiettivo: rafforzare il dominio nella ricerca sul web, e di conseguenza gli introiti pubblicitari, in un momento in cui gli utenti si spostano sempre più dai pc fissi ai dispositivi mobili.

La decisione di Bruxelles arriva in un momento in cui i rapporti fra le due sponde dell'Atlantico sono già tesi, con la guerra commerciale dichiarata dal presidente americano Donald Trump al resto del mondo. E potrebbe ora scatenare nuove rappresaglie della Casa Bianca.

 


L'azienda di Mountain View ha 90 giorni di tempo per porre fine alle pratiche anticoncorrenziali. Se non si adeguerà Bruxelles potrebbe imporre altre sanzioni fino al 5% del fatturato di Alphabet, la casa madre di Google (110 miliardi di dollari nel 2017). L'azienda californiana - che l'anno scorso era già stata multata da Bruxelles per 2,4 miliardi per aver favorito il suo servizio di comparazione di prezzi a scapito degli altri concorrenti - ha subito annunciato appello. Il caso Android è nel mirino di Bruxelles dal 2015. Dopo un anno di indagini, la società è stata accusata di aver obbligato i produttori di smartphone, come Samsung o Huawei, a pre-installare sugli apparecchi Google Search, il motore per le ricerche su internet, e il browser Chrome, il sistema per navigare in rete, come condizione per fornire la licenza dell'app store di Google (Play Store), il negozio virtuale da cui si scaricano le applicazioni sul telefono. Secondo l'Antitrust europeo, Google ha anche offerto incentivi ai produttori a condizione che installassero esclusivamente l'app dell'azienda statunitense sui loro apparecchi.

«L'Internet mobile, che costituisce oggi più della metà del traffico internet globale, ha cambiato la vita di milioni di europei», ha spiegato il commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager. In pratica, secondo l'autorità Google ha imposto ai produttori di dispositivi mobili che utilizzano Android e agli operatori di telefonia restrizioni «per fare in modo che il traffico che transita su tali apparecchi venga indirizzato verso il motore di ricerca di Google». In questo modo, ha aggiunto Vestager, «Google ha usato Android come veicolo per rafforzare il suo dominio». Tanto che secondo Bruxelles nel 2016 oltre il 95% di tutte le ricerche su apparecchi Android avvenivano attraverso il motore di Big G. «Android ha creato più scelta per tutti, non meno», è stata la reazione di Google. «Finora il modello di business di Android ha fatto sì che non abbiamo dovuto far pagare ai produttori di telefoni la nostra tecnologia - ha sottolineato poi il numero uno Sundar Pichai -. Ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l'equilibrio raggiunto e che invii un segnale preoccupante a favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte».

 
2018-07-19 00:00:00
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