Manovra, margini stretti con Ue: pesa l'incertezza dei numeri
Immagine Manovra, margini stretti con Ue: pesa l'incertezza dei numeri
È il ministro dell'Economia Giovanni Tria il punto di riferimento a cui oggi guardano tutti a Bruxelles in attesa di conoscere i numeri della manovra 2019. All'indomani dell'ennesimo scontro tra l'Ue e l'Italia, l'incertezza che ancora circonda la scelta dei provvedimenti destinati a finire nella prossima legge di bilancio tiene con il fiato sospeso la Commissione Ue. Dove è stata accolta con qualche preoccupazione anche la notizia delle dimissioni di Massimo Nava, già alto funzionario dell'esecutivo europeo, dalla carica di presidente della Consob. In attesa che la manovra approdi sui tavoli di Bruxelles entro il 15 ottobre prossimo, Tria, per l'Europa, rappresenta infatti il volto 'rassicurantè dell'Italia, colui che si è già impegnato a rispettare le regole dimostrando ragionevolezza e, finora, la capacità di fronteggiare le pressioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

«Bisogna assolutamente che il Governo decida che linea seguire: quella della crescita o quella dell'assistenzialismo di Stato» ha osservato oggi il Presidente del Parlamento Europeo nonchè vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani. «Il problema - ha argomentato - non è Bruxelles, il problema sono i mercati». E non solo. In molti indicano anche un surriscaldamento delle relazioni tra Bruxelles e Roma dovuto al clima elettorale e al relativo scontro tra le diverse fazioni politiche in vista delle Europee del 2019. È in questo contesto che si inserisce la prospettiva di un progressivo esaurimento dell'azione condotta dalla Bce a sostegno dell'Italia attraverso massicci acquisiti di titoli pubblici (il cosiddetto QE).

Nei prossimi mesi le tensioni su Bot e Btp potrebbero tornare a crescere. Un elemento critico che si aggiunge agli altri due intorno ai quali l'Italia giocherà la delicata partita dei conti pubblici con Bruxelles: il deficit strutturale e la flessibilità. Nella sua ultima raccomandazione, la Commissione ha chiesto all'Italia un aggiustamento strutturale di 0,6 punti del Pil sul 2019, ma potrebbe accontentarsi anche dello 0,1. Un obiettivo conseguibile, si fa osservare a Bruxelles, se il deficit nominale non sarà fissato oltre l'1,6-1,7% del Pil. In base a quanto previsto dal Patto di stabilità e dal Fiscal compact, tanto potrebbe bastare affinché la valutazione sul rispetto delle regole possa slittare di un anno.

Nel caso in cui la correzione fosse inferiore o ci fosse addirittura un aumento del deficit, la Commissione sarebbe invece costretta a chiedere un intervento correttivo prima ancora di esprimere il suo parare sulla manovra, atteso per il 30 novembre. Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera, non ha però escluso che l'asticella possa fermarsi un pò più in alto rispetto all'1,6% consentendo al governo di mettere «più soldi nelle tasche dei cittadini». Quanto alla flessibilità, i margini di manovra appaiono molto ridotti. Anche perchè gli esperti ricordano che, se solo ci fosse il sospetto di una forzatura delle regole, chiunque potrebbe denunciare la Commissione alla Corte di giustizia Ue.
2018-09-14 20:22:33
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