Pensioni, si ferma l’età di uscita: 67 anni fino al 2022
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di Luca Cifoni
Età della pensione ferma nel 2021. La revisione della legge Fornero inserita nel contratto Lega-Movimento 5 Stelle non va a toccare il legame dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, che in realtà era stato previsto già prima del 2011; ma le nuove previsioni demografiche dell’Istat indicano al momento che dopo lo scatto del prossimo anno, con il quale l’età della vecchiaia arriverà a 67 anni, quello del 2021 non ci sarà, lasciando per un altro biennio al livello attuale questo parametro come gli altri interessati dall’aggiornamento demografico.

COSA PREVEDE LA LEGGE
Secondo la legge, l’adeguamento dovrà essere perfezionato il prossimo anno, in base ai dati effettivi a consuntivo forniti dallo stesso istituto statistico. Al momento manca ancora quello relativo al 2018, ma è possibile applicare la formula di calcolo alle previsioni demografiche rese note pochi giorni fa. La formula è stata modificata con l’ultima legge di bilancio, a seguito del confronto tra governo e sindacati: l’andamento della speranza di vita a 65 anni (per uomini e donne) viene rilevato confrontando il valore del biennio di riferimento con quello del periodo precedente. In base ai correttivi apportati, il confronto non è più tra i valori di fine periodo ma tra quelli medi del biennio.

Solo per la prima applicazione del nuovo meccanismo, quindi per l’aggiornamento del 2021, si prevede però che sia calcolato l’incremento tra la media 2017-2018 e il livello 2016. Quest’ultimo è stato pari a un’aspettativa di vita di 20,7 anni, mentre il consuntivo non definitivo dello scorso anno è 20,6 (dunque in lieve discesa). Per il 2018 l’Istat prevede nello scenario mediano un valore di 20,75. Anche mettendo nel conto qualche piccola revisione verso l’alto si ha una media biennale allineata a quota 20,7 quindi invariata rispetto al dato di partenza. Per cui, a meno che nel 2018 non ci sia un forte aumento delle prospettive di sopravvivenza, non scatterebbe nessun mese in più per i vari requisiti pensionistici.

LE VECCHIE PREVISIONI
Sulla base delle stime della Ragioneria generale dello Stato che accompagnavano proprio la legge di Bilancio, basate però sulle precedenti previsioni demografiche, era invece previsto per il 2021 uno scatto di tre mesi dopo i cinque del 2019, mentre per il 2023 l’aggiornamento veniva indicato in un solo mese. La legge specifica chiaramente che l’adeguamento all’aspettativa di vita è quello determinato a consuntivo, quindi in questo caso quando ci saranno i dati per il 2018. Tuttavia le indicazioni sulle scadenze future sono molto rilevanti nelle situazioni in cui le aziende programmano piani di uscita anticipata più o meno incentivati: anche pochissimi mesi di differenza possono risultare decisivi per includere o meno un lavoratore nel piano. Su questo aspetto però non c’è chiarezza perché le valutazioni vengono fatte sulla base di scenari demografici diversi, che comunque possono rivelarsi non del tutto esatti a posteriori. Le nuove previsioni Istat evidenziano un’evoluzione leggermente più lenta della speranza di vita nei primi anni dello scenario, che poi viene comunque riassorbita.

Lo scatto di cinque mesi del 2019 era stato oggetto di aspro dibattito proprio nell’ambito del confronto tra governo e sindacati: alla fine l’esecutivo aveva accettato di esentare circa 15 mila lavoratori impegnati in attività gravose, mentre era stato affidato ad una futura commissione (che in teoria dovrebbe concludere i lavori entro il prossimo mese di settembre) lo studio della gravosità delle singole professioni, per arrivare eventualmente a meccanismi diversificati per quelle con minori prospettive di sopravvivenza.

IL RIPRISTINO DELL’ANZIANITÀ
L’adeguamento dei requisiti vale anche per quelli della pensione anticipata, attualmente fissati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini (uno in meno per le donne) che passeranno dal 2019 a 43 e 3 mesi. In questo caso però il percorso previsto dalla legge è destinato ad intersecarsi con le novità annunciate dai due partiti che dovrebbero dare vita al nuovo governo: nel programma infatti figura anche il ripristino della vecchia pensione di anzianità con possibilità di uscita a 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.
 
2018-05-17 22:22:01
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5 commenti presenti
@ L'eta' di uscita dal lavoro a 67 anni e' una sciocchezza colossale e tutto per appianare i conti dello Stato. Un Paese come l'Italia ad alto indice disoccupazionale che costringera' i nonni a lavorare, con i nipoti senza lavoro a casa ad aspettare E' l'aberrazione di una classe dirigente nazionale che anziche' dimmezzarsi gli stipendi riducendo anche le spese politiche costringe i cittadini a morire di vecchiaia al lavoro per salvare i proprio astronomici stipendi.
Commento inviato il 2018-05-18 14:19:03 da armando2000
CAPIRAI che sforzo
Commento inviato il 2018-05-18 19:45:13 da giulioconsole1
armando2000 ha ragione, tetto 200.000 eur anno viene aggirato dato manager sono assunti da spa quindi fioccano milioni di euro lo stesso
Commento inviato il 2018-05-18 19:47:05 da fatti neri
Il tutto alla faccia dell'Europa e dell'€uro, con cui avremmo guadagnato di più e lavorato meno...
Commento inviato il 2018-05-19 11:45:38 da Domenico Proietti
E' ridicolo pensare che un paese con lavoratori sessantenni possa aumentare la sua produttività. Questa è gente che ha iniziato a lavorare quando i computer non esistevano. Per non parlare delle malattie e problemi fisici che ne riducono l'utilità produttiva.
Commento inviato il 2018-06-05 21:52:50 da minnamor
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