Trump lascia il G7 e parte per Singapore. Macron: "cerchiamo un accordo ambizioso"
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(Teleborsa) - Una foto storica, l'immagine del G7 che si sta per concludere in Canada, al castello Richelieu de La Malbaie. E' la calorosa stretta di mano tra Macron e Trump, come una gara tra i due presidenti su chi abbia e dimostri la presa più forte. Una stretta oltremodo vigorosa per dimostrare al mondo che tra America ed Europa è aperta la strada di un ritorno alla normalità. La visibile volontà comune, almeno di facciata, di una soluzione per risolvere le dispute commerciali, dazi in testa, innescate da Trump. In ogni caso un passo avanti rispetto a 24 prima, quando il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, accusava Trump di voler distruggere l'ordine mondiale. Ma Trump è determinato per la difesa dell'economia Usa. La strada degli accordi è aperta, ma il percorso non è certo facile.

"Ci aspettiamo che le altre nazioni diano segnali concreti per una situazione commerciale più equa per l'America - ha detto poco fa Donald Tump prima di partire per l'incontro di Singapore lasciando prima del termine il G7 canadese - l'anno scorso abbiamo perso molto denaro, ma la colpa non è degli europei, è dei nostri leader passati. Non hanno dato una buona prova di amministratori e ci hanno costretti a introdurre misure come i dazi. Desideriamo fare accordi giusti, equi. Se le altre nazioni metteranno in atto rappresaglie, commetteranno un grosso sbaglio. Cerchiamo di diminuire lo squilibrio commerciale. Stiamo negoziando, anche molto intensamente. Tra poco partirò per l'Oriente. La Corea del Nord sta collaborando molto bene per la pace. Sento che Kim jong un vuol fare qualcosa di molto grandioso per il suo popolo, penso che ce la farà. Ha una possibilità secca, penso proprio che ce la fara. E' un momento splendido per le due Coree. Vorrei la Russia nel G8. La Russia è uscita per la questione della Crimea. Chiedete ad Obama perché ha lasciato fare la Russia.

La mossa a sorpresa del Presidente Usa di riammettere la Russa tra i grandi era stata tuttavia accolta piuttosto freddamente da Mosca. "Abbiamo altre questioni più importanti", era stata la replica dagli ambienti del Cemlino.

In ogni caso colloqui e tentativi di mediazione potrebbero non essere abbastanza per ricucire la profonda frattura tra le due sponde dell'Atlantico sui dazi e tanto meno a superare i dissidi su Iran e Russia, ma abbastanza per salvare agli occhi del mondo il G7 di Charlevoix. Comunque un passo avanti rispetto a ieri, quando il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, accusava Trump di voler distruggere l'ordine mondiale. E il nostro Premier Conte, che aveva inizialmente seguito Trump sull'apertura alla Russia, si è dovuto rapidamente riallineare ai partner europei contrari a concessioni a Putin. Almeno fino a quando il "nuovo Zar" non cederà sull'Ucraina.

Mentre Trump partiva, Giuseppe Conte si è soffermato brevemente con i giornalisti. Il nostro Premier ha ribadito la volontà conciliante del Governo di riavere Mosca nel G8 pur non mettendo assolutamente in discussione le storiche alleanze. E gli accordii di Minsk sull'Ucraina devono essere rispettate. "Avere una Russia isolata non conviene a nessuno", ha precisato. "Ho ricevuto i complimenti del Presidente Usa - ha anche aggiunto Conte - che si è detto felicissimo di queste due nuove forze politiche abbiano ottenuto un forte consenso elettorale e che siano alla guida del Governo. Ho anche ricevuto l'invito per un incontro alla Casa Bianca".



2018-06-09 17:30:01
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